Secondo uno studio recentela ketamina potrebbe essere un farmaco efficace nella Sindrome da dolore regionale complesso (CRPS) .
Abbiamo chiesto il parere del dott. Massimo Varenna, dell'Istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano.
"La strada per definire 'indiscussa' l'utilità della Ketamina è ancora lunga e ci sono limitazioni legate agli effetti collaterali"

L'algodistrofia, o Sindrome da dolore regionale complesso (CRPS) di tipo 1  è una condizione di dolore cronico provocato da lesioni dei tessuti molli o dei tessuti ossei che interessa il più delle volte mani o piedi. La CRPS si manifesta in due diverse tipologie: di tipo I, o di tipo II  in cui il dolore è associato ad alterazioni vegetative e/o trofiche (sudorazione, alterazioni vasomorie, atrofia cutanea ossea,alopecia, contratture articolari). Al momento una terapia specifica non c'è, anche se ci sono degli studi farmacologici in corso, e ci si orienta soprattutto sull'uso di alcuni bisfosfonati. C'è tuttavia un'altra molecola che potrebbe avere una efficacia terapeutica: la Ketamina, più  nota alla 'cronaca' per l'abuso che ne viene talvolta fatto utilizzandola come sostanza stupefancente che per i suoi pur esistenti usi medici.

L'Algodistrofia, pur essendo una patologia riconoscita da oltre 140 anni,  rimane di difficile trattamento terapeutico. Stando ad ua  recente revisione pubblicata su CNS Drugs ill trattamento attualmente più efficace per la CRPS pare essere rappresentato - così afferma lo studio - proprio dalla ketamina, un antagonista dei recettori NMDA con alta capacità di alterare la sensibilizzazione centrale negli stati di dolore cronico.
La revisione  ha infatti valutato nuovamente tutti gli studi fino ad oggi pubblicati sull'uso della ketamina nel trattamento della CRPS, confermandone, si legge nell'articolo 'l'utilità indiscussa'  Lo stesso team di ricercatori ha però invitato la comunità scientifica a effettuare ulteriori studi randomizzati e controllati per determinare il dosaggio di sicurezza del farmaco e il beneficio a lungo termine nei pazienti affetti da CRPS. Nonostante, infatti, il grado di sollievo ottenuto con la somministrazione del farmaco gli effetti collaterali potenziali sono molti e i dati a disposizione sulla sicurezza a lungo termine non sono ancora sufficienti.

Vista la delicatezza dell'argomento abbiamo sentito sull'argomento il dottor Massimo Varenna, responsabile del centro per la diagnosi e il trattamento delle patologie osteometaboliche dell'istituto Gaetano Pini di Milano nonchè esperto della patologia. "La strada per definire "indiscussa" l'utilità della ketamina nel trattamento della sindrome Algodistrofica è al momento ancora lunga." - afferma Varenna - "Negli ultimi anni alcuni studi hanno segnalato la teorica utilità della ketamina nel trattamento della sindrome Algodistrofica. Tale farmaco che per il suo meccanismo d'azione potrebbe trovare un'indicazione nel trattamento del dolore neuropatico a mediazione centrale e quindi solo per i casi cronicizzati di malattia, è attualmente impiegato quale anestetico con alcune limitazioni legate agli effetti collaterali delle alte dosi (allucinazioni, amnesia, flashback, etc.). Uno studio randomizzato che ha impiegato il farmaco per via venosa somministrato per 4 giorni a dosaggi "subanestetici" ha mostrato un beneficio nel breve termine (senza vantaggio sulla componente funzionale), ma una progressiva perdita di efficacia nel tempo (nessun beneficio a 12 settimane) [Sigtermans et al. 2009]. Un altro studio che ha indotto un "coma ketaminico" di 5 giorni ha riportato un notevole beneficio, senza tuttavia il confronto con un gruppo di controllo che per le caratteristiche del trattamento sarà impossibile da ottenere [Kiefer, 2008]. Infine, la somministrazione topica del farmaco, in assenza quindi di effetti sistemici, ha ottenuto risultati positivi solo sulle manifestazioni neuropatiche di malattia (allodinia, iperalgesia) [Finch, 2009]. In conclusione - conclude il dottor Varenna - mancano ancora dati definitivi circa l'utilità del trattamento topico. La somministrazione endovenosa è al momento molto poco utilizzata per le modalità richieste connesse alla somministrazione del farmaco (ospedalizzazione, intubazione, ventilazione meccanica, possibili effetti collaterali)."

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