Le malattie croniche sono patologie che presentano sintomi costanti nel tempo e per le quali le terapie non sono quasi mai risolutive.
L'incidenza di queste patologie, che possono essere di origini molto diverse, è molto alta. Le malattie croniche rappresentano circa l'80 per cento del carico di malattia dei sistemi sanitari nazionali europei.

La Federazione Alzheimer ha scelto la tecnica della ‘Guerrilla marketing’: candid camera nelle principali città e una guida digitale per gestire la vita con la malattia

Una mattina accendi il computer e ti accorgi che i tuoi  ‘amici’ su Facebook non hanno più un volto, solo un punto interrogativo al posto del viso, tutti uguali: riconoscerli diventa certo più difficile. Oppure prendi un taxi per l’aeroporto e improvvisamente l’autista accosta e confuso domanda “Dove sono? Dove la devo portare? Non ricordo la strada”. Cose inusuali per la maggior parte delle persone, ma non per chi ogni giorno vive accanto ad un malato di Alzheimer. Ecco, quell’angoscia nel non saper più riconoscere i volti che fino a ieri erano amici, lo sgomento nel vedere il vostro tassista che improvvisamente non sa più fare il suo lavoro, per chi convive con l’Alzheimer non sono sensazioni nuove. In occasione della giornata mondiale dedicata alla malattiam che cade domani 21 settembre, la Federazione Alzheimer Italia ha deciso di far conoscere, anche solo per un instante, queste sensazioni a quanta più gente possibile e lo ha fatto scegliendo l’approccio innovativo della Guerrilla Marketing.

Si è tenuto dal 10 al 14 settembre in Germania a Monaco di Baviera il Congresso CIRSE 2011 della Società Europea di Radiologia Interventistica e Cardiovascolare (CIRSE). Uno dei temi caldi in discussione ovviamente riguardava la CCSVI nella Sclerosi Multipla scoperta dal prof. Paolo Zamboni, Direttore del Centro Malattie Vascolari dell’Università di Ferrara ed era intitolato "La CCSVI esiste? Dovremmo trattare con l'angioplastica i malati di sclerosi multipla e con la CCSVI?" con moderatori il prof. Dierk Vorwerk della Clinica di Ingolstadt (Germania) e il prof. Jan Peregrin dell'Università Masaryk di Brno (Repubblica Ceca). Su questo argomento attualissimo si è acceso un ampio dibattito tra tesi contrapposte che ha interessato molto la platea in una sala davvero affollata.

La ricerca sulla possibile correlazione tra la Sclerosi Multipla e l’insufficienza venosa cronica cerebro spinale (CCSVI) è ormai terreno di applicazione in moltissimi paesi e ormai le pubblicazioni si susseguono una all’altra velocemente. Una delle ultime in ordine di tempo risale solo all’8 settembre scorso è firmata da un gruppo di ricercatori serbi dell’Università di Belgrado, è stata pubblicata sulla rivista scientifica Phlebology e riguarda le ‘Anomalie morfologiche ed emodinamiche nelle vene giugulari dei pazienti con sclerosi multipla’.

E’ rivolta tra le associazioni dei pazienti, con l’appoggio del PD

C’era un tempo in cui la celiachia era considerata una malattia rara, per arrivare alla diagnosi servivano anni e sofferenze;  chi ne era affetto aveva davvero poche opportunità alimentari e serie difficoltà a reperire i prodotti necessari. Poi le cose sono cambiate, le diagnosi aumentate al punto che oggi la celiachia non può più essere considerata una malattia rara e anche i prodotti a disposizione di queste persone sono aumentati. Per i malati è stata una svolta, ma ora qualche cosa rischia di cambiare, stavolta in peggio. L’Unione Europea, infatti, ha recentemente proposto una modifica al regolamento sull’etichettatura dei prodotti: si vorrebbe abrogare il Regolamento relativo alla composizione e all'etichettatura dei prodotti alimentari adatti alle persone intolleranti al glutine (Reg. 41/2009). Ciò avrebbe l’effetto di ‘declassare’ la sicurezza e la scientificità della dicitura ‘senza glutine’ portandola al pari di altri ‘claim’ come ad esempio ‘senza coloranti’ o ‘a basso contenuto di grassi’. Di questo si sta animatamente discutendo fin da giugno. I primi ad insorgere sono stati i pazienti, che in Italia si riconoscono soprattutto nell’AIC – Associazione Italiana Celiachia, nettamente contraria a questa ipotesi, così come le altre associazioni europee riunite nella Federazione AOECS  e l’associazione dei produttori alimentari (AIIPA).

Le conclusioni sono nette: “La sclerosi multipla progressiva non è associata ad insufficienza venosa cronica cerebrospinale”. Ad affermarlo è uno studio tutto italiano pubblicato ad Agosto sulla prestigiosa rivista scientifica Neurology e condotto da ricercatori italiani della Prima Clinica Neurologica e del dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Universitario di Padova e del Centro Sclerosi Multipla della Regione Veneto. Si aggiunge dunque un nuovo tassello nell’accesa polemica tra i sostenitori di quello che ormai viene chiamato ‘metodo Zamboni’ e gli scettici.

La ricerca e le sperimentazioni sulla Sclerosi Multipla non si fermano e ora approdano anche al trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, quello che a volte viene chiamato anche trapianto di midollo e che tutt’oggi viene utilizzato per molte malattie rare – dalla mucopolisaccaridosi di tipo 1 alla più diffusa talassemia o anemia mediterranea fino a vari tipi di leucemie e tumori. A tentare in via sperimentale questa strada è stata recentemente l’equipe dell’Unità di trapianto di midollo osseo dell'Azienda ospedaliera Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello, diretta dalla dottoressa Rosanna Scimè, e dai medici della Neuroimmunologia dell’Azienda coordinati da Salvo Cottone. Le cellule staminali del sangue utilizzate in questo caso hanno una particolarità: non sono state prese dalle banche del midollo o del cordone ombelicale, ricorrendo dunque a donatori esterni, ma sono stare prevelevate direttamente dal sangue del paziente, in questo caso un giovane palermitano di 24 anni che nei giorni scorsi, dopo l’infusione, è potuto tornare a casa. Proprio per questa particolarità si parla di trapiantgo autologo, cioè dalla persone stessa.

Dagli Usa e dalla Polonia alcuni studi sostengono Zamboni, ma l’attesa maggiore è per i risultati di Brave Dreams, il trial multicentrico che prevede l’arruolamento di 600 pazienti

La domanda ormai tiene banco da tempo: la CCSVI - Insufficienza venosa cronica cerebrospinale è o non è correlata alla Sclerosi Multipla? In parole povere, andando a rimuovere chirurgicamente questa insufficienza venosa si ‘cura’ la malattia o si hanno almeno risultati migliori di quelli dati fino ad oggi dai farmaci? E quale è il procedimento giusto da seguire per ridurre al minimo i possibili effetti collaterale di quello che è pur sempre un intervento chirurgico? Stiamo parlando chiaramente del dibattito sul ‘Metodo Zamboni’ così chiamato dal nome del prof. Paolo Zamboni di Ferrara che per primo ha teorizzato questo legame e proposto di intervenire nei pazienti con il metodo dell’angioplasica dilatativa (PTA), che andrebbe naturalmente fatto secondo precisi criteri e metodi che Zamboni ha sempre sottolineato. Sulle risposte pazienti e medici si dividono, c’è chi ne sostiene la fondatezza e invoca che siano avviate più sperimentazioni anche in Italia, chi rimane dubbioso e chi invece si oppone. Il dibattito coinvolge anche i ricercatori di tutto il mondo, e lo si vede chiaramente dal fiorire di studi volti a provare o confutare questa correlazione, a mettere in luce eventuali benefici così come gli effetti collaterali, quasi una guerra a colpi di studi e non possa settimana senza che ce ne sia uno nuovo o senza che arrivi la notizia di un qualche trial clinico pronto a partire.

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