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Malattie Croniche

Le malattie croniche sono patologie che presentano sintomi costanti nel tempo e per le quali le terapie non sono quasi mai risolutive.
L'incidenza di queste patologie, che possono essere di origini molto diverse, è molto alta. Le malattie croniche rappresentano circa l'80 per cento del carico di malattia dei sistemi sanitari nazionali europei.

E’ rivolta tra le associazioni dei pazienti, con l’appoggio del PD

C’era un tempo in cui la celiachia era considerata una malattia rara, per arrivare alla diagnosi servivano anni e sofferenze;  chi ne era affetto aveva davvero poche opportunità alimentari e serie difficoltà a reperire i prodotti necessari. Poi le cose sono cambiate, le diagnosi aumentate al punto che oggi la celiachia non può più essere considerata una malattia rara e anche i prodotti a disposizione di queste persone sono aumentati. Per i malati è stata una svolta, ma ora qualche cosa rischia di cambiare, stavolta in peggio. L’Unione Europea, infatti, ha recentemente proposto una modifica al regolamento sull’etichettatura dei prodotti: si vorrebbe abrogare il Regolamento relativo alla composizione e all'etichettatura dei prodotti alimentari adatti alle persone intolleranti al glutine (Reg. 41/2009). Ciò avrebbe l’effetto di ‘declassare’ la sicurezza e la scientificità della dicitura ‘senza glutine’ portandola al pari di altri ‘claim’ come ad esempio ‘senza coloranti’ o ‘a basso contenuto di grassi’. Di questo si sta animatamente discutendo fin da giugno. I primi ad insorgere sono stati i pazienti, che in Italia si riconoscono soprattutto nell’AIC – Associazione Italiana Celiachia, nettamente contraria a questa ipotesi, così come le altre associazioni europee riunite nella Federazione AOECS  e l’associazione dei produttori alimentari (AIIPA).

Le conclusioni sono nette: “La sclerosi multipla progressiva non è associata ad insufficienza venosa cronica cerebrospinale”. Ad affermarlo è uno studio tutto italiano pubblicato ad Agosto sulla prestigiosa rivista scientifica Neurology e condotto da ricercatori italiani della Prima Clinica Neurologica e del dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Universitario di Padova e del Centro Sclerosi Multipla della Regione Veneto. Si aggiunge dunque un nuovo tassello nell’accesa polemica tra i sostenitori di quello che ormai viene chiamato ‘metodo Zamboni’ e gli scettici.

La ricerca e le sperimentazioni sulla Sclerosi Multipla non si fermano e ora approdano anche al trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, quello che a volte viene chiamato anche trapianto di midollo e che tutt’oggi viene utilizzato per molte malattie rare – dalla mucopolisaccaridosi di tipo 1 alla più diffusa talassemia o anemia mediterranea fino a vari tipi di leucemie e tumori. A tentare in via sperimentale questa strada è stata recentemente l’equipe dell’Unità di trapianto di midollo osseo dell'Azienda ospedaliera Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello, diretta dalla dottoressa Rosanna Scimè, e dai medici della Neuroimmunologia dell’Azienda coordinati da Salvo Cottone. Le cellule staminali del sangue utilizzate in questo caso hanno una particolarità: non sono state prese dalle banche del midollo o del cordone ombelicale, ricorrendo dunque a donatori esterni, ma sono stare prevelevate direttamente dal sangue del paziente, in questo caso un giovane palermitano di 24 anni che nei giorni scorsi, dopo l’infusione, è potuto tornare a casa. Proprio per questa particolarità si parla di trapiantgo autologo, cioè dalla persone stessa.

Dagli Usa e dalla Polonia alcuni studi sostengono Zamboni, ma l’attesa maggiore è per i risultati di Brave Dreams, il trial multicentrico che prevede l’arruolamento di 600 pazienti

La domanda ormai tiene banco da tempo: la CCSVI - Insufficienza venosa cronica cerebrospinale è o non è correlata alla Sclerosi Multipla? In parole povere, andando a rimuovere chirurgicamente questa insufficienza venosa si ‘cura’ la malattia o si hanno almeno risultati migliori di quelli dati fino ad oggi dai farmaci? E quale è il procedimento giusto da seguire per ridurre al minimo i possibili effetti collaterale di quello che è pur sempre un intervento chirurgico? Stiamo parlando chiaramente del dibattito sul ‘Metodo Zamboni’ così chiamato dal nome del prof. Paolo Zamboni di Ferrara che per primo ha teorizzato questo legame e proposto di intervenire nei pazienti con il metodo dell’angioplasica dilatativa (PTA), che andrebbe naturalmente fatto secondo precisi criteri e metodi che Zamboni ha sempre sottolineato. Sulle risposte pazienti e medici si dividono, c’è chi ne sostiene la fondatezza e invoca che siano avviate più sperimentazioni anche in Italia, chi rimane dubbioso e chi invece si oppone. Il dibattito coinvolge anche i ricercatori di tutto il mondo, e lo si vede chiaramente dal fiorire di studi volti a provare o confutare questa correlazione, a mettere in luce eventuali benefici così come gli effetti collaterali, quasi una guerra a colpi di studi e non possa settimana senza che ce ne sia uno nuovo o senza che arrivi la notizia di un qualche trial clinico pronto a partire.

Buona parte dei problemi sono legati all’uso dello stent, che Zamboni ha sempre sconsigliato

Non sono pochi, anche se è difficile quantificarli, i malati di sclerosi multipla che non trovando l’opportunità di sottoporsi nei propri paesi a protocolli di sperimentazione dell’angioplasica, l’intervento che viene comunemente chiamato ‘metodo Zamboni’, decidono - anche contro il parere del proprio medico - di andare a sottoporsi all’estero a questa procedura invasiva. Si tratta di una questione ben nota, ad esempio in Canada, e che sta creando delle preoccupazioni. Non molto tempo fa un uomo canadese ha dichiarato, ad esempio, che la propria moglie, dopo essersi sottoposta all’estero a questo procedimento, era deceduta per delle complicazioni.
Sulla questione l’attenzione medica è alta e così l'Università di Calgary ha deciso di fare uno studio seguendo il follow up di alcuni pazienti che erano andati a sottoporsi all’angioplasica all’estero. Si tratta di uno studio numericamente limitato – i pazienti seguiti sono stati solo 5 – ma i risultati sembrano essere un po’ allarmanti. Questa ricerca, recentemente pubblicata sul Canadian Journal of Neurological Sciences documenta, infatti, numerose complicazioni nei pazienti che si sono recati all’estero per il cosiddetto trattamento di liberazione. Tra i problemi più frequenti riportati ci sono la trombosi dopo l’inserimento dello stent (una struttura metallica cilindrica a maglie che una volta inserita viene fatta espandere allargando così la vena bloccata), trombosi venosa cerebrale, dislocamento dello stent, lesione al nervo cerebrale, lesione dovuta alla venografia con catetere.


Il progetto vede la collaborazione del comune di Cavalletto D’Ocre e della Caritas

"Partiranno la prossima primavera, a Cavalletto d'Ocre (L'Aquila), i lavori per la realizzazione di un centro Aism d'eccellenza per la riabilitazione dei malati di sclerosi multipla, frutto della collaborazione tra Comune, Aism - Associazione italiana sclerosi multipla e Caritas".  Ad annunciarlo è stata Roberta Spaziani, consigliere capogruppo di maggioranza del Comune di Ocre, a poche ore dalla giornata organizzata dal Comune di Ocre e dall'associazione EuroProgresso, con la collaborazione dell'Aism, provincia dell'Aquila, e del Centro per la sclerosi multipla dell'Ospedale San Salvatore, per raccogliere fondi a favore del progetto "Recupero dei disturbi cognitivi nei pazienti con Sclerosi Multipla" del Centro Sclerosi Multipla dell'Ospedale dell'Aquila.

Basta diminuire il sodio consumato per ridurre il rischio anche di malattie cardiovascolari

Che gli eccessi nell’alimentazione facciano poco bene alla salute è cosa nota e questo vale anche per l’utilizzo del sale. Dopo la notizia, proveniente del CNR di Pisa, che una riduzione moderata di calorie aiuta a mantenere la plasticità del cervello ecco un nuovo studio che rimarca il ruolo dell’alimentazione nell’insorgenza dell’Alzheimer. Stando a quanto riportato su uno studio appena pubblicato sul  Journal Neurobiology of Aging, infatti, gli anziani che hanno l'abitudine di condire con molto sale ogni piatto possono ritrovarsi, in futuro, con problemi al cervello e al cuore. Questi sarebbero vittime di un declino mentale più rapido rispetto ai coetanei che hanno diminuito le dosi durante i pasti.



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