In base a quanto emerso da un recente studio inglese pubblicato sulla rivista JAMA Neurology, la terapia fisica e occupazionale correntemente prescritta alle persone con malattia di Parkinson (PD) non sembra garantire significativi benefici in termini di qualità di vita dei pazienti. In un editoriale che accompagna la ricerca, il prof. Eric J. Ahlskog, del Dipartimento di Neurologia della Mayo Clinic (Rochester, USA), sostiene che la fisioterapia per i malati di Parkinson dovrebbe essere volta ad alleviare specifiche conseguenze della patologia.

Nello studio sono stati coinvolti 762 pazienti affetti da PD in forma lieve o moderata, i quali sono stati assegnati a ricevere, in modo casuale, nessuna fisioterapia o un regime di terapia fisica e occupazionale effettuato secondo lo standard del National Health Service (NHS) del Regno Unito. I controlli, effettuati a 3 mesi dall'inizio del trattamento e dopo più di 15 mesi di follow-up, non hanno rilevato differenze significative tra i due gruppi di pazienti, che sono stati valutati in base alle scale di punteggio NEADL (Nottingham Extended Activities of Daily Living'), EuroQol-5D e PDQ-39 (Parkinson Disease Questionnaire-39).

Secondo i ricercatori, i risultati ricavati dall'indagine sembrano indicare la necessità di rivedere e correggere le attuali linee guida relative alla gestione dei pazienti con malattia di Parkinson. Nel suo editoriale, il dott. Ahlskog suggerisce che, invece di concentrarsi sulla flessibilità, l'andatura, l'equilibrio e la postura, la terapia fisica indicata per il Parkinson dovrebbe incorporare un'intensa attività aerobica, data la crescente evidenza di una sua utilità nel rallentare la progressione della malattia.

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