ENEA Onlus

Lo studio aiuterà la comprensione dei meccanismi molecolari del tumore e permetterà di personalizzare le terapie

Firenze – Lo studio congiunto fra i ricercatori dell'Ospedale Pediatrico Meyer e l’Università degli Studi di Firenze, che ha recentemente permesso di individuare il recettore (beta3-adrenergico, o beta3-AR) che regola il grado di differenziamento delle cellule tumorali del neuroblastoma, trova la sua naturale prosecuzione nel progetto di ricerca ora avviato in collaborazione con l’associazione di genitori European Neuroblastoma Association (ENEA Onlus).

Il neuroblastoma è un tumore per lo più pediatrico ad alta malignità, che nelle forme ad alto rischio sviluppa masse tumorali e metastatiche altamente aggressive e resistenti alle terapie in uso. La nuova ricerca permetterà agli scienziati fiorentini di perseguire due fondamentali obiettivi: definire il ruolo del recettore beta3-adrenergico nel controllo della risposta immunitaria mediata da PD1/PD-L1 nella malattia, mediante l’utilizzo di un anticorpo bloccante l’attività, e valutare se l'espressione differenziale di PD1/PD-L1 nelle cellule tumorali di neuroblastoma o nei linfociti infiltrati tumorali (TIL) possa migliorare l'efficacia della terapia anti-PD-L1 dopo la modulazione con l'antagonista beta3-AR.

La comprensione dei meccanismi molecolari durante la progressione del tumore potrebbe rivelare come alcune forme di neuroblastoma resistono alle strategie di immunoterapia. Inoltre, ciò potrebbe evidenziare anche nuove promettenti strategie per personalizzare i trattamenti combinati volti a superare la resistenza di questa forma neoplastica pediatrica altamente maligna, con importanti risvolti terapeutici per le sue forme più aggressive.

Un aspetto fondamentale che caratterizza questa tipologia di tumore è il grado di differenziamento che presentano le cellule tumorali: i tumori più indifferenziati sono infatti molto aggressivi e resistenti, mentre le forme differenziate presentano una prognosi molto più favorevole. Nonostante esistano delle terapie efficaci per le forme di neuroblastoma a basso rischio, nelle forme ad alto rischio, ovvero quelle meno differenziate, le cure disponibili, sfortunatamente, sono a volte non risolutive.

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