Uno studio italiano sta indagando un nuovo e interessante approccio    

Negli organismi eucarioti la crescita e la divisione cellulare sono regolate da un fine processo di duplicazioni e divisioni che prende il nome di ciclo cellulare ed è composto da passaggi specifici (profase, prometafase, metafase, anafase, telofase), preceduti da una fase di preparazione (interfase) nella quale la cellula duplica il proprio DNA. Ogni tappa del ciclo cellulare prevede il perfetto funzionamento delle proteine del sistema di controllo che si assicurano che non siano commessi errori in fase di replicazione e divisione. L'efficienza di questi complessi proteici è determinante perché se le divisioni che portano alla nuova cellula non garantiscono un corredo cromosomico corretto si produce una situazione di instabilità genomica che favorisce l'accumulo di mutazioni e, in ultima analisi, l'avvio di un processo di cancerogenesi.

Il fulcro del sistema di controllo del ciclo cellulare è composto da un ampio ventaglio di chinasi dipendenti da cicline che si attivano in sequenza per permettere alle varie fasi del ciclo di procedere. Tuttavia il sistema di controllo comprende moltissime proteine di varie tipologie e, tra queste, ci sono le chinasi Aurora, una famiglia di serin-treonin-chinasi che giocano un ruolo essenziale in più passaggi del ciclo, dall'assemblaggio del fuso mitotico alla condensazione cromosomica, fino all'orientamento dei cromosomi sul piano metafasico.

Gli esiti di un cospicuo numero di studi di ricerca hanno confermato che l'alterazione nell'espressione di questa classe di proteine possa avere conseguenze drastiche per il ciclo cellulare, favorendo l'instaurarsi di una condizione di aneuploidia e aprendo, di fatto, la strada alla progressione tumorale. Ciò ha trovato conferma in alcuni tipi di neoplasie, quali il cancro al polmone, al fegato, alla mammella, allo stomaco, al colon e all'ovario e, in ultima analisi anche al cancro della tiroide, una neoplasia che può presentarsi sotto forme diverse (papillare, follicolare e midollare) e che, nonostante una prognosi per la gran parte dei casi favorevole, può porre problemi sostanziali nella scelta della terapia iniziale e nella gestione del follow-up.

L'associazione tra l'aumento di espressione delle Aurora chinasi e la progressione tumorale ha indotto a pensare che lo sviluppo di farmaci per il controllo di queste proteine possa cambiare l'approccio terapeutico al tumore della tiroide, con particolare riguardo per il carcinoma midollare tiroideo, la forma ad oggi più pericolosa e difficile da curare.

In un recente lavoro apparso sulla rivista Journal of Cellular Physiology, un gruppo di ricercatori dell'Università di Napoli ha pensato di sviluppare un composto prodotto a partire da un idrogel di acido ialuronico a base di quercetina in combinazione con un inibitore di Aurora chinasi, da testare su cellule tumorali di carcinoma papillare e carcinoma midollare della tiroide. La quercetina, infatti, è un flavonoide che ha prodotto buoni risultati nella regolazione del ciclo cellulare e che, in studi su modelli animali, ha saputo aumentare notevolmente l'efficacia di farmaci chemioterapici come il cisplastino. Il maggiore limite al suo impiego è la sua bassa biodisponibilità che può essere superata dalla combinazione con l'acido ialuronico, un costituente della matrice extracellulare del tessuto connettivo che, da quanto emerso in alcuni studi, viene abbondantemente prodotto in molti tipi di cancro ed è il principale ligando delle proteine CD44, che svolgono un ruolo importante nei processi di adesione cellulare. È stato osservato che le cellule cancerose che utilizzano con maggiore efficienza l'acido ialuronico sono quelle che più facilmente incorrono in processi di metastasi. Perciò, sfruttando un elemento disponibile nella fisiologia della cellula tumorale, i ricercatori napoletani hanno pensato di veicolare un inibitore delle Aurora chinasi (SNS-314) per studiarne gli effetti sulla crescita cellulare.

Dopo aver verificato la tossicità del composto, i ricercatori hanno studiato gli effetti della combinazione di quercetina e di SNS-314 a diversi intervalli di tempo (24 e 72 ore) confermando che la sinergia tra i due era in grado di produrre risultati molto positivi nell'inibizione delle linee cellulari tumorali. Inoltre, i ricercatori hanno confermato i buoni livelli di internalizzazione del composto da parte delle cellule tumorali, sottolineando anche gli effetti antiossidanti prodotti in relazione alle varie concentrazioni testate. Infine, è stato possibile osservare una sensibile riduzione dei livelli di citochine pro-infiammatorie (IL-4, IL-8, IL-10, IL I α e TNF α) in tutte le linee cellulari. La conferma dell'azione anti-infiammatoria è un ottimo segnale perché molte di queste citochine vengono prodotte anche dalle cellule cancerose che sfruttano la condizione di infiammazione per la loro crescita.

Ulteriori studi saranno necessari per approfondire l'effetto, la biodisponibilità e il profilo farmacocinetico di questo nuovo potenziale trattamento ma il traguardo raggiunto è significativo dal momento che nel tumore alla tiroide l'abbondante produzione di citochine pro-infiammatorie è legata anche alla resistenza delle cellule tumorali al trattamento chemioterapico. Inoltre, gli effetti sinergistici delle quercetina e di SNS-314 nella regolazione della crescita e divisione cellulare offrono una nuova prospettiva di trattamento per un tipo di tumore, come quello midollare, che può avere una prognosi decisamente sfavorevole.

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