Per curare un tumore aggressivo e, purtroppo, in molti casi letale ci vuole un approccio terapeutico nuovo. Così, un tumore come quello che colpisce il pancreas e che, in Italia, fa rilevare tassi di sopravvivenza a 5 anni al di sotto del 10% (da dati AIRTUM il valore preciso è 8,1%), può essere affrontato ricorrendo a una tecnica che forse pochi conoscono, l’adroterapia. Grazie alla collaborazione con la Fondazione IRCCS - Policlinico San Matteo di Pavia è stato possibile avviare presso il CNAO (Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica) uno studio clinico di Fase II su pazienti affetti da tumore al pancreas operabile.

La sperimentazione ha l'obiettivo di valutare l’efficacia di un approccio pre-operatorio nel quale si combinano chemioterapia e adroterapia con ioni carbonio per migliorare la sopravvivenza libera da progressione della malattia, la sopravvivenza globale e la percentuale di rimozione chirurgica efficace della massa tumorale (il cosiddetto tasso di resecabilità) della neoplasia.

Ma prima di vedere come sia strutturato lo studio bisogna capire che cosa sia l’adroterapia. Come si legge nel sito del Ministero della Salute, si tratta di una forma di radioterapia la quale, anziché usare i raggi X come in altri protocolli radioterapici, sfrutta particelle subatomiche dotate di massa, ovvero protoni e ioni carbonio. Il principale vantaggio di questa scelta consiste nella precisione con cui tali particelle colpiscono la massa tumorale: infatti, mentre la radioterapia convenzionale a base di elettroni e raggi X può danneggiare anche i tessuti limitrofi alla massa tumorale, provocando l’insorgenza di effetti collaterali, le particelle pesanti impiegate per l’adroterapia sono dotate di proprietà fisiche che aumentano notevolmente la precisione e, quindi l’effetto, della terapia stessa. Infatti, esse sono in grado attraversare i tessuti e liberare la loro energia solo in prossimità del tumore, salvando i tessuti sani intorno ad esso e permettendo un buon controllo degli effetti collaterali. Se la radioterapia ha già un buon livello di specificità, l’adroterapia è ancora più mirata e può esser impiegata anche nei bambini, riducendo gli effetti collaterali a lungo termine. Naturalmente, una terapia così complessa – e per certi aspetti onerosa – può essere erogata solo in un centro d’eccellenza come il CNAO, dove è stato realizzato un sincrotrone (un acceleratore di particelle analogo a quello del CERN) per dirigere i fasci di particelle sulle cellule tumorali.

Lo studio PIOPPO (Preoperatoria con IOni carbonio Per tumore del Pancreas Operabile) è uno studio prospettico di Fase II che coinvolgerà pazienti con diagnosi istologica o citologica di tumore del pancreas esocrino resecabile o nei limiti dell’operabilità. Questo tipo di tumore in pochissimi casi viene diagnosticato in fase iniziale e non sempre i riscontri permettono un approccio di tipo chirurgico. I pazienti arruolati nello studio PIOPPO sono sottoposti a chemioterapia neoadiuvante per 6  settimane e, successivamente, a un trattamento con adroterapia con ioni carbonio (2 settimane con 4 sedute a settimana), prima dell’intervento chirurgico. L’obiettivo primario è la valutazione della sopravvivenza libera da progressione, ma saranno valutati come obiettivi secondari anche la sopravvivenza globale, il tasso di resecabilità stratificato per gruppi e le eventuali tossicità.

“L’approccio pre-operatorio rappresenta la modalità più moderna, specialmente se preceduto o associato a chemioterapia. La possibilità di avere a disposizione particelle come gli ioni carbonio con elevata efficacia biologica (2 o 3 volte superiore a quella della radioterapia convenzionale) e con selettività spaziale, permette di erogare la dose efficace senza compromettere i tessuti circostanti”, spiega la dott.ssa Francesca Valvo, direttore medico del CNAO e curatrice della ricerca. “Ci aspettiamo, come già noto dai lavori pubblicati dai giapponesi, un più elevato tasso di resecabilità completa e una migliore sopravvivenza senza malattia. L’impiego di ioni carbonio si è rivelato efficace anche nei casi di tumore del pancreas inoperabile e pertanto al CNAO è in corso uno studio prospettico anche per questi casi”.

Al momento della diagnosi, solo il 20% dei pazienti presenta un tumore al pancreas in uno stadio iniziale e quindi resecabile, ma, anche nei casi di asportazione chirurgica completa, l’incidenza di recidive locali è comunque elevata, soprattutto in assenza di terapie aggiuntive. Il tumore del pancreas, inoltre, per la sua posizione vicina a tessuti sensibili non può essere irradiato con alte dosi di radioterapia convenzionale, incompatibili con la tolleranza dei tessuti sani.

“In una patologia a prognosi così severa – afferma la dott.ssa Silvia Brugnatelli, responsabile dello studio presso l’U.O.C. di Oncologia Medica del Policlinico San Matteo – la possibilità di combinare più forme di terapia, inclusa la chemioterapia che è ben tollerata dal paziente e non compromette i successivi passaggi di radioterapia e chirurgia, rappresenta un modello con un potenziale impatto importante sulla prognosi della malattia; in altre parole, siamo convinti di poter dare una speranza in più ai nostri pazienti. Altri importanti IRCCS, l’Istituto Oncologico Veneto e il Centro Oncologico di Reggio Emilia hanno aderito a questo studio”. La partecipazione di altri centri è essenziale per approfondire la conoscenza dell’adroterapia, una via terapeutica suggerita specialmente per tumori a scarsa probabilità di essere curati con la radioterapia convenzionale o localizzati vicino a organi che potrebbero subire gravi danni dagli alti volumi di irradiazione necessari per curare la malattia.

“Le esperienze preliminari da noi eseguite hanno dimostrato che nei pazienti operabili l’intervento chirurgico di resezione del pancreas e dei linfonodi non presenta maggiori difficoltà tecniche dopo chemioterapia e adroterapia preoperatoria”, afferma il prof. Paolo Dionigi, direttore della U.O.C. di Chirurgia Generale 1 del Policlinico S. Matteo. “Le cellule del tessuto neoplastico e dei linfonodi asportati evidenziano alterazioni profonde ed estese provocate dalla chemioterapia e dalla irradiazione mirata con ioni carbonio. Anche il tessuto pancreatico residuo subisce qualche modifica diventando più compatto, ma mantiene una ottima vitalità. La ripresa funzionale postoperatoria è normale, senza particolari complicanze e i pazienti sono dimessi in media dopo 8-10 giorni dall’intervento chirurgico. I risultati preliminari dello studio sono molto incoraggianti, ma bisogna attendere per quelli definitivi”.

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