In occasione del congresso ASCO GI 2018 (American Society of Clinical Oncology Gastrointestinal Cancers Symposium), appena svoltosi a San Francisco, sono stati presentati i dati positivi relativi all'endpoint primario e agli endpoint secondari dello studio internazionale di Fase II LAPACT sul farmaco nab-paclitaxel (Abraxane®) in associazione con gemcitabina in pazienti con carcinoma pancreatico localmente avanzato.

Questo studio prospettico di Fase II è stato condotto negli Stati Uniti, in Canada e in Europa su pazienti con carcinoma pancreatico non operabile, localmente avanzato. I pazienti sono stati trattati con regime di induzione a base di nab-paclitaxel in associazione con gemcitabina per un massimo di 6 cicli, a cui ha fatto seguito una delle tre seguenti opzioni a scelta dello sperimentatore (IC): la prosecuzione del regime a base di nab-paclitaxel più gemcitabina, il trattamento con chemio-radioterapia o l'intervento chirurgico.

Oltre la metà dei pazienti (57,5%, n = 61/106) ha completato la fase di induzione con nab-paclitaxel in associazione con gemcitabina. Il 42% (45/106) dei pazienti ha interrotto l’induzione a causa di motivi quali eventi avversi (n = 20), progressione della malattia (n = 8), mancata aderenza al protocollo (n = 5), decisione del medico (n = 6), decesso (n = 2) e altri (n = 4). Al momento dell'analisi dei dati, 45 pazienti hanno ricevuto l’IC dopo l’induzione: l’11% (12/106) dei pazienti ha proseguito il trattamento con nab-paclitaxel in associazione con gemcitabina come da protocollo; il 16% (17/106) è stato trattato con chemio-radioterapia; il 15% dei pazienti (16/106) con malattia considerata inoperabile a inizio studio è stato sottoposto a intervento per l’asportazione chirurgica del tumore dopo la terapia di induzione con nab-paclitaxel in associazione con gemcitabina.

L’analisi dei dati relativi ai pazienti trattati con terapia di induzione a base di nab-paclitaxel in associazione con gemcitabina per un massimo di 6 cicli (n=106) ha evidenziato un tempo mediano al fallimento terapeutico (TTF) di 8,8 mesi, superiore al target di 6,6 mesi specificato nel protocollo (endpoint primario).

Gli endpoint secondari hanno incluso la valutazione del tasso di controllo della malattia (DCR), tasso di risposta globale (ORR), sopravvivenza libera da progressione (PFS) e sopravvivenza globale (OS) in pazienti trattati con una terapia di induzione a base di nab-paclitaxel in associazione con gemcitabina. L’analisi aggiornata ha evidenziato un DCR del 77,6% a 16 settimane e un DCR del 65,4% a 24 settimane. L’ORR è risultata del 32%, la PFS mediana di 10,8 mesi e la OS stimata a 12 mesi del 72%.

“Dalla sua approvazione per il trattamento del carcinoma pancreatico metastatico nel 2013, il regime a base di nab-paclitaxel in associazione con gemcitabina è diventato uno standard di cura di prima linea per questa malattia”, ha dichiarato Gianni de Crescenzo, Medical Director Celgene. “I risultati dello studio LAPACT rivelano il potenziale beneficio del trattamento con nab-paclitaxel in associazione con gemcitabina nel carcinoma pancreatico localmente avanzato. Lo studio ha raggiunto gli endpoint prefissati, con un controllo della malattia a 16 settimane pari al 77,6%. Inoltre, aver ottenuto che il 15% dei pazienti con malattia considerata non operabile è stato sottoposto a intervento è un dato molto incoraggiante in una patologia particolarmente aggressiva come il tumore del pancreas”.

Durante l’induzione, nel 99% dei pazienti si sono manifestati uno o più eventi avversi. Gli eventi avversi (AE) più comuni di grado ≥3 sono stati neutropenia (42%), anemia (11%) e affaticamento (10%). Tra gli altri AE significativi di grado ≥3 sono stati osservati trombocitopenia (7,5%), neuropatia sensoriale periferica (3,8%), diarrea (3,8%) e neutropenia febbrile (3,8%). Gli AE di qualsiasi grado hanno incluso: neutropenia (58,5%), affaticamento (50%), anemia (47,2%), diarrea (46,2%), trombocitopenia (41,5%), neuropatia sensoriale periferica (23,6%) e neutropenia febbrile (3,8%).

“Il carcinoma pancreatico rimane una sfida terapeutica estremamente complessa perché la malattia è spesso diagnosticata in fase metastatica e persino la malattia localmente avanzata è generalmente associata a una prognosi sfavorevole”, ha spiegato il dottor Alberto Sobrero, responsabile della Divisione di Oncologia Medica dell'IRCCS San Martino IST di Genova. “Nei pazienti affetti da carcinoma localmente avanzato, il controllo della malattia è fondamentale in quanto può consentire ulteriori interventi terapeutici, incluse la radioterapia o persino, in alcuni casi favorevoli, l’asportazione chirurgica. I risultati di questo studio sono incoraggianti poiché dimostrano che la terapia di induzione è potenzialmente in grado di aiutarci a ottenere il controllo della malattia nei pazienti con malattia localmente avanzata”.

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