VALENCIA (SPAGNA) – La disponibilità di nuovi farmaci, con diversi e innovativi meccanismi d’azione come gli inibitori del proteasoma (ad esempio il bortezomib) e agenti immunomodulatori come la talidomide e la lenalidomide hanno cambiato il panorama del trattamento di pazienti con nuova diagnosi di mieloma multiplo, permettendo lo sviluppo di diversi nuovi regimi terapeutici, sia per i pazienti ammissibili al trapianto, sia per quelli non candidabili.

Tra questi nuovi agenti, la lenalidomide è diventato uno dei più comunemente usati in questi pazienti. Due medici dell’Università di Valencia, in un articolo pubblicato sulla rivista Future Oncology, hanno passato in rassegna la situazione attuale dei differenti regimi di induzione e di mantenimento contenenti lenalidomide somministrati a pazienti con nuova diagnosi di mieloma multiplo e ammissibili o meno al trapianto.

Lo studio spagnolo discute anche il profilo di sicurezza e i potenziali effetti collaterali a lungo termine di questo farmaco e analizza la sua utilità in alcuni sottogruppi di pazienti, come quelli con malattia ad alto rischio o con diversi gradi di insufficienza renale.

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