L'annuncio del rocker alla Pan-Mass Challenge 2026 riapre il tema della malattia e dei progressi nella cura
Bruce Springsteen ha scelto un palco insolito per parlare della malattia di sua moglie. Non un concerto, ma la cerimonia di apertura della Pan-Mass Challenge 2026, la maratona ciclistica di beneficenza che ogni anno, nel primo weekend di agosto, attraversa il Massachusetts per raccogliere fondi contro il cancro. Lì, in un videomessaggio, il cantante ha annunciato che la moglie Patti Scialfa, storica corista e chitarrista della E Street Band dal 1984, è in remissione dal mieloma multiplo, la malattia con cui convive da oltre otto anni.
La donna aveva reso pubblica la diagnosi solo nel 2024, spiegando quanto fosse stato complicato affrontare i tour mondiali, ma la diagnosi, in realtà, risaliva al 2018. Springsteen ha colto l'occasione per rivendicare il valore della ricerca medica, definendola “il motivo per cui le famiglie trovano speranza quando sembra più difficile trovarla”.
UN TUMORE CHE NASCE NEL MIDOLLO OSSEO
Il mieloma multiplo è un tumore del sangue che colpisce le plasmacellule, un tipo di globuli bianchi che vivono nel midollo osseo e che normalmente si occupano di produrre anticorpi per difendere l'organismo dalle infezioni. Quando queste cellule “impazziscono” e iniziano a moltiplicarsi senza controllo, smettono di funzionare correttamente e finiscono per danneggiare alcuni organi. Il danno può interessare il midollo osseo, le ossa, i reni e il sistema immunitario, motivo per cui una diagnosi precoce e un trattamento personalizzato fanno davvero la differenza.
In Italia è tra i tumori del sangue più diffusi, secondo alle leucemie: nel 2025 si riportano oltre 6.600 nuovi casi, secondo i dati più recenti del registro tumori AIRTUM. Le cause precise non sono ancora del tutto chiare, per questo non esistono strategie di prevenzione specifiche, ma tra i fattori riconosciuti associati a un aumento del rischio ci sono l'età avanzata, il sesso maschile, una pregressa storia di MGUS (la gammopatia monoclonale di significato indeterminato, una condizione benigna del sangue in cui le plasmacellule producono un anticorpo anomalo) e, secondo alcuni studi, l'esposizione a determinate sostanze chimiche.
Quanto alla familiarità, non si tratta di una malattia ereditaria in senso stretto, quindi avere un parente con mieloma o MGUS aumenta leggermente il rischio individuale, ma le alterazioni che danno origine alla malattia si sviluppano nel corso della vita e non sono trasmesse per via genetica.
I SEGNALI DA NON SOTTOVALUTARE
Il mieloma è una malattia subdola, spesso silenziosa nelle fasi iniziali. Quando i sintomi compaiono, sono in genere aspecifici: dolore osseo, anemia, ossa più fragili con rischio di fratture, stanchezza, debolezza, confusione, maggiore suscettibilità alle infezioni e problemi renali. Non è raro che il primo campanello d'allarme sia proprio un mal di schiena persistente, scambiato per un comune problema muscolare o una frattura avvenuta senza un trauma vero e proprio.
C’è anche una fase preclinica, la MGUS, una condizione che non richiede terapia ma solo un'attenta sorveglianza nel tempo, per intercettare eventuali segnali di evoluzione. Non tutti i pazienti con MGUS però sviluppano un mieloma conclamato, ma quasi tutti i pazienti a cui è diagnosticato un mieloma erano, in precedenza, affetti da MGUS.
COME SONO CAMBIATE LE TERAPIE
È qui che la storia di Patti Scialfa si intreccia con quella di migliaia di altri pazienti che oggi vivono una realtà molto diversa da quella di anche solo dieci o quindici anni fa. Il mieloma multiplo è ancora generalmente considerato una malattia non guaribile nella maggior parte dei pazienti ma oggi è sempre più trattabile e le terapie sono cambiate radicalmente negli ultimi due decenni. L'obiettivo, spiegano gli specialisti, non è più soltanto prolungare la sopravvivenza, ma farlo mantenendo la miglior qualità di vita possibile.
Il trattamento si basa oggi soprattutto su combinazioni di farmaci appartenenti a classi diverse, tra cui immunomodulanti, inibitori del proteasoma, corticosteroidi e anticorpi monoclonali. Nei pazienti che presentano le condizioni per affrontarlo, il percorso terapeutico può comprendere anche il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche.
Negli ultimi anni, poi, sono arrivate armi terapeutiche che fino a poco tempo fa sembravano fantascienza come le terapie CAR-T e gli anticorpi bispecifici, che hanno aperto nuove possibilità anche nelle fasi più avanzate della malattia.
Anche la diagnostica ha fatto passi avanti importanti. Oggi si guarda non solo a quanto la malattia risponde alla terapia, ma tra i traguardi più significativi c'è il raggiungimento della cosiddetta malattia minima residua (MRD) negativa, quando cioè le cellule tumorali non sono più rilevabili entro i limiti di sensibilità delle tecniche utilizzate.
CONVIVERE CON LA MALATTIA, NON SOLO CURARLA
Il messaggio più importante che arriva dal mondo scientifico, forse, è proprio quello che sembra aver vissuto sulla propria pelle la famiglia Springsteen: il mieloma multiplo, oggi, è sempre più spesso una malattia con cui si impara a convivere. Grazie alle terapie moderne, molte persone ottengono risposte alla cura e riescono a mantenere una buona qualità di vita per anni, un concetto che va oltre la sola remissione clinica e riguarda anche l'autonomia quotidiana, le relazioni, la possibilità di scegliere “cosa fare e dove andare”, anche in tour con la E Street Band.
La strada verso una cura vera e propria è ancora aperta. Come sottolinea una recente review pubblicata su Blood Cancer Journal, i progressi degli ultimi anni rendono oggi realistica la prospettiva di arrivare, entro il prossimo decennio, alla cura almeno per una parte dei pazienti, un traguardo che, otto anni fa, quando Patti Scialfa ricevette la sua diagnosi, sembrava molto più lontano.










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