Il documentario racconta con delicatezza le vicende di tre persone che hanno affrontato questa aggressiva neoplasia, la più frequente in età pediatrica. In Italia si stimano circa 800 nuove diagnosi l’anno
Cannes (Francia) – Uno schermo bianco, una sedia vuota: inizia così “Sangue bianco”, il cortometraggio appena presentato fuori concorso al 79° Festival di Cannes, all'interno dello Spazio Cinecittà (Padiglione Italia). Il titolo fa riferimento al significato di leucemia, dal greco leukòs (bianco) e hàima (sangue): il corto, infatti, narra con delicatezza tre storie di vita che si intrecciano con un tumore del sangue raro e complesso come la leucemia linfoblastica acuta (LLA), caratterizzata dalla produzione eccessiva di linfociti immaturi (leucociti).
Il film, scritto da Morena Rossi con la regia di Lorenzo Cioglia, è stato ideato e promosso da Amgen Italia con il patrocinio della Fondazione Maria Letizia Verga per lo studio e la cura della leucemia del bambino, e prodotto da Orange Branded. La pellicola è stata scelta per la sua capacità di toccare il cuore del pubblico e stimolare un dibattito sulla ricerca medica e sulla vita quotidiana delle persone malate.
“Sangue bianco” offre un racconto intimo delle storie di Jessica e Lorenzo, che hanno incontrato la malattia nell’adolescenza e l’hanno superata, e di un padre, Paolo, che ha affrontato il lungo percorso di suo figlio Pietro. Jessica Dell’Agosto, 28 anni, ha ricevuto la diagnosi della malattia a diciassette, e dopo una visita di controllo in ospedale non è più tornata a casa per oltre un anno. Ora è guarita, si sta specializzando in chirurgia toracica e nel tempo libero cura le api con il papà sulle montagne della Valtellina. Lorenzo Maspero, 27 anni, ha scoperto la malattia a dodici, dopo una stagione passata a giocare nei tornei di calcio regionali. Oggi è guarito e sta terminando un dottorato di ricerca in diritto, ma la passione del pallone continua a fargli battere il cuore.
Paolo Tallini, 65 anni, racconta la storia di suo figlio Pietro, che è mancato nell’agosto del 2023. Paolo ha scritto un libro che si intitola “Tante belle persone”, in cui descrive la dolorosa esperienza della malattia e della perdita del suo unico figlio, esprimendo anche la riconoscenza per l’eccellenza della sanità italiana e l’umanità dei medici, e ricordando i tanti pazienti che ce l’hanno fatta. Ed è proprio da questo libro, pubblicato nel 2024 da Compagnia Editoriale Alberti con la prefazione del prof. Franco Locatelli e l’introduzione della prof.ssa Sabina Chiaretti, che è liberamente ispirato “Sangue bianco”.
Il bianco diventa spazio visivo e simbolico, specchio di tutte le vite che si riconoscono nelle loro, incluse quelle dei familiari, dei medici, di chi lotta e di chi non c’è più. Un racconto che unisce memoria e verità, per dare forma a ciò che resta e a ciò che riparte, e per valorizzare il progresso con cui la ricerca scientifica trasforma la vita dei pazienti. “Quando ho immaginato di far muovere i protagonisti in un limbo bianco mentre parlavano della malattia, da contrapporre ai colori della famiglia e degli amici nei loro luoghi 'sicuri', non avrei mai pensato di ritrovarmi sospesa e rinata anch’io insieme a loro”, spiega Morena Rossi, autrice del corto. “Jessica, Lorenzo e Paolo mi hanno fatta entrare in quello spazio disarmante con estrema delicatezza, accogliendomi poi tra risate, ricordi e quotidianità con un'energia difficile da dimenticare. Ogni volta che riguardo il documentario rido e mi commuovo: è come se si rinnovasse continuamente la gratitudine per la vita che ognuno di loro, in modo unico, mi ha trasmesso”.
Il corto porta in scena un viaggio visivo ed emotivo nel cuore della malattia: la guarigione, la perdita, la ricerca di nuovi inizi. “Sono grato di aver avuto l’opportunità di dare voce alla storia di mio figlio Pietro. Jessica e Lorenzo sono guariti, mio figlio Pietro è mancato tre anni fa”, dichiara Paolo Tallini. “Questo documentario è un tributo alla forza di chi ha imparato a convivere con la malattia, a coloro che si dedicano alla ricerca di nuove cure, ai medici e a tutto il personale sanitario che, con grande dedizione, sostengono le famiglie nel difficilissimo percorso della leucemia. Nutro una grande riconoscenza verso l’eccellenza della sanità italiana e il mondo della ricerca che mettono in campo tutte le conoscenze e gli strumenti a disposizione per cercare di sconfiggere la leucemia”.
Il documentario offre un'opportunità di riflessione su quanto la ricerca scientifica possa restituire speranza ai pazienti. “La leucemia linfoblastica acuta è la neoplasia più frequente in età pediatrica, con un'incidenza di circa 800 nuove diagnosi l’anno, 400 nei bambini e 400 negli adulti. Negli ultimi 10-15 anni l'innovazione terapeutica ha avuto un impatto rilevante nella cura della LLA: i farmaci immunoterapici hanno apportato miglioramenti significativi nelle percentuali di guarigione, con un tasso di sopravvivenza nella fascia d'età fino ai 18 anni di oltre il 90%”, commenta Carmelo Rizzari, direttore S.C. Unità di Ricerca Clinica e Fase 1 (Pediatria) della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza.
“Tuttavia, la lotta contro la LLA non è ancora completamente vinta e la ricerca deve continuare per offrire cure sempre migliori ai nostri pazienti. Sono molto contento di avere indirettamente contribuito alla realizzazione di questo cortometraggio, incoraggiando i nostri due pazienti, ormai ex adolescenti e oggi adulti, a testimoniare, seppur con grande emozione ma con altrettanto grande coraggio e consapevolezza, le loro storie. Il loro contributo riporta direttamente alle storie di tanti pazienti e di tante famiglie che ho conosciuto nella mia ormai lunga carriera e che si trovano ad affrontare fasi drammatiche della loro vita”, aggiunge Rizzari. “Ma queste storie testimoniano anche l’impegno di tutti coloro i quali contribuiscono ogni giorno, nei vari centri italiani dell’AIEOP (Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica), alla cura e all’assistenza dei pazienti pediatrici affetti da LLA e da qualunque altro tumore”.
Il titolo “Sangue bianco” cattura il contrasto tra un colore che suggerisce purezza e la realtà della malattia e mostra come, attraverso le storie di Jessica, Lorenzo e Paolo, si possano ritrovare forza e speranza anche nei momenti più difficili. “La leucemia linfoblastica acuta costringe a lunghi periodi di degenza, durante i quali i pazienti temono di perdere tutto; è inevitabile per noi operatori sanitari stringere legami con loro e le loro famiglie, che lasciano un’impronta indelebile”, prosegue Sabina Chiaretti, professoressa associata presso il Dipartimento di Medicina Traslazionale e di Precisione dell'Università La Sapienza di Roma. “Per noi clinici la relazione è parte integrante della cura. E in tutte e tre le storie raccontate nel corto si percepisce come la relazione tra medico e paziente rappresenti un elemento fondamentale della buona pratica clinica”.
“Sangue bianco” è parte dell’impegno di Amgen, che da oltre 40 anni sviluppa terapie innovative in aree terapeutiche dal forte impatto per il servizio sanitario, come la LLA. “Siamo felici di aver dato voce, attraverso questo documentario, ai tanti pazienti che affrontano la leucemia linfoblastica acuta”, dichiara Alessandra Brescianini, Medical Director di Amgen Italia. “Il nostro impegno è rivolto allo sviluppo e alla messa a disposizione di terapie innovative per malattie complesse. Nell’ambito della leucemia linfoblastica acuta, grazie a una stretta collaborazione con la comunità ematologica, abbiamo contribuito all’evoluzione dei percorsi di cura, offrendo nuove prospettive e speranza ai pazienti. Con questo corto vogliamo anche riconoscere il valore dell’impegno della comunità scientifica e di tutti coloro che operano in sanità e che ogni giorno fanno concretamente la differenza nella vita dei pazienti”.










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