E’ l’oncogene RAS difettoso a spiegare un quarto dei casi di carcinoma sporadico. Secondo uno studio dell’Università di Pisa, renderebbe il tumore meno aggressivo e più sensibile ai nuovi farmaci

Se è noto da tempo che la forma ereditaria di carcinoma midollare della tiroide - che rappresenta solo un quinto di tutti i casi di questa rara neoplasia - è sempre associata a una mutazione nel gene RET, le basi genetiche di quella sporadica (cioè casuale) sono ancora in parte da chiarire. Un nuovo studio interamente italiano, pubblicato su Thyroid , ha consentito di fare un passo avanti e confermare quello che finora era stato nell’ordine delle ipotesi: alla base di alcuni casi c’è la mutazione dell’oncogene RAS.


L’80% dei pazienti che si ammala di carcinoma midollare della tiroide non presenta una storia famigliare per questo tipo di tumore raro. Analogamente alle forme ereditarie, anche quelle sporadiche presentano una mutazione nel gene RET, già nota da tempo. Questo difetto genetico spiega però l’insorgenza solo della metà dei tumori: il 50% di tutte le forme sporadiche, invece, resta orfano di una causa genetica riconosciuta.

I ricercatori del Dipartimento di Endocrinologia e Metabolismo dell’Università di Pisa hanno cercato la presenza di altre mutazioni, oltre a quella di RET, campionando 188 biopsie tumorali: un difetto di RAS è stato confermato nel 10-18% dei casi che non manifestavano una mutazione di RET (RET negativi).
“La presenza delle mutazioni di RAS è stata una sorpresa relativa: queste mutazioni erano già state cercate in passato, ma erano state supportate da pochi dati – spiega Rossella Elisei, Professore associato del Dipartimento di Endocrinologia dell’Università di Pisa e coordinatrice dello studio - Ora abbiamo a disposizione una casistica più ampia che ci permette di avere un quadro generale sulla genetica della neoplasia abbastanza chiaro: il 50% di questi carcinomi midollari sono RET positivi, nella restante metà dei casi circa un quinto è positivo per la mutazione di RAS. Questo significa che, complessivamente, un difetto del gene RAS innesca la malattia solo nel 10% dei pazienti colpiti da carcinoma midollare della tiroide nella sua forma sporadica.”

Perché è così importante scoprire le basi molecolari della neoplasia? La moderna oncologia insegna che alcune mutazioni genetiche possono determinare un comportamento diverso della stessa neoplasia, rendendo il tumore più o meno aggressivo. Anche la sensibilità ai farmaci, soprattutto alla cosiddetta  ‘target-therapy’, è significativamente predeterminata dal corredo genetico delle cellule tumorali. Per il carcinoma midollare della tiroide, lo studio italiano ha evidenziato un comportamento meno aggressivo dei tumori RAS positivi rispetto a quelli RET positivi.
“Al momento, però, non c’è alcuna conferma statistica. Un’altra ipotesi è che i tumori somatici con mutazioni note, sempre nei geni RET o RAS, rispondano meglio alle nuove terapie oggi a disposizione”, conclude Elisei. A conferma di quest’ultima tesi, sono già stati presentati dei dati durante l’ultimo Congresso dell’Associazione Europea della Tiroide tenutosi a Leiden, nei Paesi Bassi. Numerosi studi sono ora in corso per trovare maggiori risposte.

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