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Le telecamere di OMaR al CNAO di Pavia, sotto la cui superficie è posto il sincrotrone che permette di eseguire l’adroterapia

È in una torrida giornata di maggio che arriviamo all’ingresso del Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) di Pavia per una speciale visita all’acceleratore di particelle con cui si effettuano la sedute di adroterapia per la cura di alcuni tumori solidi. Fuori l’aria è rovente ma nei sotterranei di un edificio tutto nuovo, caratterizzato da una imponente facciata a specchi, la temperatura è decisamente più bassa: merito del sofisticato sistema di raffreddamento dell’aria necessario per garantire la buona funzionalità dell’acceleratore di particelle che rappresenta il cuore della struttura.

Dopo aver varcato una porta che dà su un largo corridoio prendiamo un ascensore che ci conduce nelle viscere dell’unico centro in Italia in grado di erogare trattamenti di adroterapia tramite l’impiego di protoni e ioni carbonio. Al termine di un labirinto di spesse mura di cemento abbiamo finalmente accesso all’enorme locale che ospita il sincrotrone: un anello di condotti metallici, elettromagneti, unità di accelerazione, elementi d’acciaio e camere dove i protoni iniziano la loro folle corsa che li porta a velocità limite, fino a 200mila km al secondo, per poi essere incanalati in un fascio di energia di dimensioni microscopiche con cui colpire in maniera estremamente precisa le cellule tumorali, risparmiando i tessuti sani. 

Non capita tutti i giorni di avere l’opportunità di vedere da vicino un così sofisticato e affascinate strumento di ricerca - il più famoso sincrotrone al mondo è quello del CERN di Ginevra - che, nel caso specifico del CNAO di Pavia, trova applicazione in medicina diventando uno strumento di cura per una lunga serie di tumori, fra cui sarcomi dei tessuti molli e delle parti ossee, melanoma uveale e alcune neoplasie del distretto testa-collo. 

Tra le prospettive di ricerca in ambito non prettamente oncologico, al CNAO esiste un interesse verso il trattamento, con fasci di protoni, delle tachicardie ventricolari refrattarie a precedenti terapie: un campo di studio in cui l’adroterapia potrebbe costituire, nei prossimi anni, un punto di forza.

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