Gazzetta Ufficiale

Il farmaco, in associazione a bendamustina e rituximab, ha dimostrato una riduzione del rischio di morte del 58%

Monza – Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della determina che ne ammette la rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale, è stato approvato in Italia polatuzumab vedotin, in associazione a bendamustina e rituximab, per il trattamento di pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) recidivante o refrattario, non candidabili al trapianto di cellule staminali ematopoietiche.

I linfomi non Hodgkin (NHL) sono un gruppo eterogeneo di neoplasie linfoproliferative, che hanno origine dal sistema emolinfopoietico. Il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) è il sottotipo istologico più comune di NHL, responsabile a livello mondiale del 30%-48% di tutti i casi di NHL e del 60% dei linfomi aggressivi. Il DLBCL, in genere, si manifesta in persone di età superiore ai 60 anni, l'incidenza aumenta con l'età e l'età mediana alla diagnosi è compresa tra 64 e 74 anni. In Italia, si stima un’incidenza annua di circa 5mila nuovi casi DLBCL.

I pazienti affetti da questa tipologia di linfoma presentano una prognosi infausta sia nel caso in cui non vi sia mai stata una risposta alla terapia (malattia refrattaria), sia nel caso in cui vi sia stata una ricaduta (malattia recidivata). La terapia standard di prima linea per i pazienti non ad alto rischio, il regime immuno-chemioterapico R-CHOP (rituximab in associazione a ciclofosfamide, adriamicina, vincristina e prednisone), è in grado di curare circa i due terzi dei pazienti trattati. Dopo il fallimento della terapia in prima linea, per i pazienti in seconda linea che non sono eleggibili al trapianto di cellule staminali autologhe a causa dell'età, delle comorbilità o della chemio-refrattarietà, e per tutti i pazienti oltre la seconda linea, l’approccio terapeutico è prevalentemente di tipo contenitivo. Per questi pazienti gli outcome clinici sono sfavorevoli, con una sopravvivenza globale (OS) mediana di circa 6 mesi. Inoltre, i pazienti primariamente refrattari che progrediscono durante la terapia di prima linea ottengono risultati molto scarsi anche dopo aver ricevuto un ulteriore trattamento seguito da un trapianto autologo, con un tasso di sopravvivenza libera da progressione (PFS) a 3 anni del 17%.

Si configura quindi un bisogno clinico rilevante per questo profilo di pazienti, per i quali l’approvazione di polatuzumab vedotin, farmaco frutto della ricerca Roche, rappresenta una svolta. “La rimborsabilità di polatuzumab vedotin in associazione a bendamustina e rituximab assume particolare rilevanza perché offre un’arma terapeutica innovativa proprio a pazienti fragili che, non rispondendo alle prime linee di trattamento o vivendo la ricomparsa della malattia, convivono con uno stato di profonda ansia e disillusione. Per questi pazienti, in particolare, l’attenzione alla qualità di vita e all’aspetto psicologico è indispensabile nella presa in carico”, ha dichiarato Davide Petruzzelli, Presidente La Lampada di Aladino Onlus. “Nell’ambito dei tumori del sangue stiamo assistendo a significativi passi avanti, e notizie come questa necessitano di essere condivise, grazie anche al supporto dei media, affinché i pazienti possano essere informati e valutare, insieme al proprio medico specialista, tutte le possibili opzioni in grado di migliorare il proprio percorso terapeutico”.

L’efficacia di polatuzumab vedotin in combinazione con bendamustina e rituximab nei pazienti con DLBCL non candidabili al trapianto con cellule staminali è stata dimostrata nello studio di Fase Ib/II GO29365, una sperimentazione internazionale e multicentrica volta a valutare l’efficacia, la sicurezza e la tollerabilità dell’associazione. I risultati attestano una riduzione del rischio di morte del 58% nei pazienti trattati con polatuzumab vedotin in associazione a bendamustina e rituximab rispetto al trattamento con bendamustina e rituximab (BR) e una sopravvivenza globale (OS) mediana oltre 2,5 volte superiore (12,4 mesi per la combinazione rispetto ai 4,7 mesi dei pazienti trattati solo con BR). I dati della coorte di estensione composta da ulteriori 106 pazienti trattati con polatuzumab vedotin in combinazione a BR, rafforzano il profilo di efficacia e sicurezza della terapia in una popolazione più ampia di pazienti, dimostrato maggior beneficio nella seconda linea di trattamento, una sopravvivenza globale mediana di 18.4 mesi, una sopravvivenza libera dalla progressione mediana di 11.5 mesi.

“Polatuzumab vedotin in associazione a bendamustina e rituximab rappresenta una nuova ed efficace opzione di trattamento per pazienti affetti da linfoma diffuso a grandi cellule B che ricadono o risultano refrattari ad una terapia di prima linea e che non possono affrontare un trapianto di cellule staminali, così come per quelli che recidivano dopo trapianto. Parliamo quindi di un gruppo di pazienti con prognosi molto infausta, per i quali fino ad oggi le alternative terapeutiche disponibili portavano a risultati decisamente deludenti”, ha dichiarato la Dott.ssa Monica Balzarotti, Oncoematologa presso l'IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Milano. “Grazie ad un profilo di sicurezza accettabile, ad una buona maneggevolezza e a dati di efficacia supportati da evidenze solide, la comunità degli ematologi e dei pazienti con DLBCL può disporre di un’arma terapeutica aggiuntiva che ha il potenziale di migliorare in modo significativo le attuali strategie di cura, consentendo di ottenere un aumento delle remissioni complete e della loro durata e, in ultima, analisi della sopravvivenza”.

Se l’approvazione italiana sancisce un importante passo avanti in un’area ad elevato unmet need, il passo successivo e auspicato è che la molecola possa portare i suoi benefici ad una popolazione ancora più ampia di pazienti colpiti da DLBCL, ottenendo anche l’indicazione in prima linea. Presentati, su questo fronte, all’ultimo Congresso dell’American Society of Hematology (ASH) tenutosi a dicembre 2021, i risultati dello studio di Fase III POLARIX, che ha messo a confronto polatuzumab vedotin in combinazione con rituximab più ciclofosfamide, doxorubicina e prednisone (R-CHP) rispetto all’attuale standard di cura della prima linea, che prevede la compinazione di rituximab più ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina e prednisone (R-CHOP). Durante la Late-Breaking Abstracts Session del Congresso sono state infatti illustrate le evidenze che dimostrano come polatuzumab vedotin, in combinazione con il regime chemioterapico R-CHP, rappresenti il primo trattamento che in 20 anni ha portato un beneficio clinico significativo, con una riduzione del rischio di progressione della patologia o morte del 27%, in pazienti con un rischio intermedio e alto in prima linea. Il profilo di sicurezza della combinazione Pola-R-CHP è risultato in linea con quello del noto R-CHOP. L'endpoint primario è stato quindi raggiunto, consentendo alla ricerca Roche di compiere un importante passo avanti verso l’obiettivo di offrire al più ampio numero di pazienti con DLBCL concrete prospettive di guarigione.

“È grazie alla ricerca scientifica se oggi è possibile fare significativi passi avanti nel trattamento di patologie complesse e aggressive che presentano importanti bisogni insoddisfatti per chi ne soffre come il linfoma diffuso a grandi cellule B. È necessario, però, che le innovazioni messe a disposizione dai progressi scientifici vengano rese accessibili in tempi rapidi ai pazienti, offrendo così maggiori opportunità terapeutiche rispetto al passato, soprattutto nei casi in cui le alternative disponibili sono limitate”, ha dichiarato il Prof. Sergio Amadori, Presidente dell’Associazione Italiana contro i linfomi, le leucemie e il mieloma (AIL). “La nostra associazione è impegnata per essere ogni giorno al fianco dei pazienti colpiti da linfomi e malattie onco-ematologiche e delle loro famiglie, affinché i percorsi di diagnosi, cura e assistenza possano essere sempre più tempestivi e capaci di offrire significativi miglioramenti in termini di sopravvivenza libera dalla malattia e qualità di vita”.

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