Qual è la pericolosità del micobatterio Xenopi? Quali le conseguenze, le patologie e le cure possibili?

Giunio

Risponde il Dott. Roberto Parrella, Direttore UOC Malattie Infettive a Indirizzo Respiratorio, AORN Ospedali dei Colli - Ospedale “D. Cotugno” di Napoli.

Gent.mo Sig. Giunio, il micobatterio xenopi è un micobatterio non tubercolare a lenta crescita che spesso viene isolato dai sistemi di erogazione di acqua calda. Per questo negli ospedali può anche causare infezioni nosocomiali o contaminazione di strumentazione tipo broncoscopi o altro. Lo xenopi è una delle specie più comunemente isolata in alcuni stati dell'Europa ed è responsabile di patologie respiratorie caratterizzate da frequenti recidive. Le infezioni polmonari sono molto comuni ma sono state riportate anche localizzazioni extrapolmonari ed infezioni disseminate. Alcune patologie preesistenti quali la malattia ostruttiva polmonare e gli stati di immunodepressione anche indotti da terapia sembrano predisporre all'infezione da micobatterio xenopi. La presentazione radiografica è variabile. Spesso sono presenti minime alterazioni tuttavia la modalità di presentazione più caratteristica è costituita da una formazione cavitaria apicale simile ad un processo tubercolare. In molti studi viene riportata un'alta mortalità complessiva in pazienti con patologia polmonare da xenopi, tuttavia tale dato spesso è correlato più alle comorbidità presenti e preesistenti. Purtroppo, non è stato ancora definito un trattamento ottimale per tale tipo di patologia anche per le discrepanze spesso esistenti tra i risultati dei test di sensibilità in vitro e la risposta alla terapia impiegata. Le ultime linee guida 2020 ATS/ERS/ESCMID/IDSA suggeriscono di utilizzare un regime terapeutico giornaliero che includa almeno tre farmaci: rifampicina, etambutolo e macrolide e/o moxifloxacina. Nei pazienti con malattia cavitaria o bronchiettasica avanzata/severa viene suggerito di aggiungere al regime terapeutico "standard" l'amikacina per via parenterale. Ovviamente, tali regimi terapeutici devono essere gestiti da uno specialista esperto. Il trattamento dovrebbe continuare per almeno 12 mesi dalla conversione della coltura. Un trattamento di così lunga durata, purtroppo, è spesso gravato dalla comparsa di eventi avversi che ne limitano l'efficacia. In questo caso la sintomatologia può essere del tutto uguale alla forma iniziale ma può anche presentarsi con modalità diverse anche più "attenuate".
Cordiali saluti.

Per saperne di più VAI ALLA SEZIONE MALATTIA POLMONARE DA MICOBATTERI NON TUBERCOLARI.

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