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Epatite C

Milano – In Lombardia sono oltre 124.000 le persone colpite da epatite C e ogni anno in Italia si registrano circa 180.000 nuovi casi di questa malattia: per fare chiarezza su questa patologia, più diffusa di quanto si possa pensare, e sulle altre forme di epatite (A, B, D, E) il Centro Diagnostico Italiano (CDI) attiverà un servizio di consulenza telefonica gratuita il 28 e il 29 luglio in occasione della Giornata mondiale proclamata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità contro queste malattie.

Un sito web dedicato ed un servizio telefonico di consulenza ed assistenza gratuita per i pazienti affetti dall'epatite C (06.36718216, attivo il martedì e giovedì ore 9.30-13.30 e 14.30-17.30). Sono questi i due servizi del Programma nazionale “Epatite, C siamo!” promosso dal Tribunale per i diritti del malato attraverso le sue 300 sezioni territoriali, con il sostegno non condizionato di ABBVIE, attivi da oggi per tutelare ed informare i pazienti affetti da epatite C su tutti gli aspetti dell’assistenza socio sanitaria, e in particolare anche sui criteri di accesso nazionali e regionali alle nuove terapie farmacologiche per l’eradicamento della patologia. Il programma “Epatite, C siamo” è realizzato con la collaborazione di Società scientifiche e di Associazioni di pazienti e cittadini anche per monitorare, denunciare e ripristinare il rispetto dei diritti.

La Conferenza Stato-Regioni è pronta a varare un Piano nazionale per la prevenzione delle epatiti virali B e C (PNEV). La bozza di intesa allo studio dei presidenti delle Giunte regionali è molto completa. Si prevede una seria opera di monitoraggio, interventi sulla prevenzione, approvazione di Piani diagnostico-terapeutici e la realizzazione di screening su soggetti considerati a rischio.

La Campagna di informazione 'Una Malattia con la C' promossa da AbbVie, con il patrocinio dell’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF), della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e di EpaC Associazione Onlus, si propone di rispondere a molti interrogativi riguardanti l’epatite C, per promuoverne la sua conoscenza e favorire la prevenzione di questa malattia silenziosa, i cui sintomi possono richiedere anche 30 anni per manifestarsi  e le cui conseguenze possono essere gravi e addirittura fatali.

Aifa ha dato il via libera all’immissione in commercio del trattamento, completamente orale e privo di interferone, a base di Viekirax (ombitasvir/paritaprevir/ritonavir compresse) + Exviera (dasabuvir compresse), con o senza ribavirina (Rbv), per i pazienti con infezione cronica da virus dell’epatite C (Hcv) di genotipo 1 e 4, compresi i soggetti più difficili da curare come i pazienti con co-infezione Hcv-Hiv e coloro che si sono sottoposti a trapianto di fegato. Si tratta del primo regime per l’epatite C cronica che combina tre agenti antivirali ad azione diretta che combattono il virus dell’epatite C (Hcv) in diverse fasi del suo ciclo vitale.

Milano, 21 maggio 2015 - Gilead Sciences conferma che ha raggiunto con AIFA un accordo di rimborso di tipo Nazionale secondo una procedura di tipo accelerato per i farmaci Sovaldi® e Harvoni® come risultato dell’impegno condiviso - volto a consentire un ampio accesso al trattamento e alle cure per l’HCV - e grazie al sostegno della comunità scientifica e dei pazienti.

Il pm Guariniello indaga per lesioni e omissione di trattamenti sanitari

Le vicende legate all'approvazione e alla somministrazione dei nuovi farmaci eradicanti contro l'epatite C varcano le soglie della procura. Il pm torinese Raffaele Guariniello ha infatti aperto un procedimento in cui si indaga per lesioni e omissione di trattamenti sanitari, secondo il magistrato sabaudo il prezzo del farmaco sarebbe troppo elevato e questo renderebbe troppo gravoso l'accesso alle terapie. Se all'inizio si parlava di 77 mila euro per ciclo terapeutico oggi si è scesi più o meno a quarantamila, anche grazie a una lunga trattativa in cui è stata parte attiva il ministero della Salute. La somma è giustificata, come dice un recente studio coordinato dal Brigham and Women's Hospital di Boston. Ma resta alta. Soprattutto tenendo conto che sarebbero almeno cinquantamila in tutta Italia le persone in attesa del Sofosbuvir.



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