Farmaci

Il farmaco è ora disponibile in Italia come terapia di 8 settimane anche per pazienti con cirrosi compensata e naïve al trattamento

Roma - AbbVie ha annunciato di aver ottenuto la rimborsabilità in Italia per glecaprevir/pibrentasvir (Maviret®) per la riduzione della durata della terapia da 12 a 8 settimane in pazienti con epatite C cronica, anche di genotipo 3, affetti da cirrosi compensata e naïve al trattamento. Glecaprevir/pibrentasvir era già indicato come regime pangenotipico (genotipi 1-6), della durata di 8 settimane, per pazienti non cirrotici affetti da epatite C e naïve rispetto al trattamento, e come regime terapeutico della durata di 8 settimane per pazienti affetti da HCV di genotipo 1, 2, 4, 5 e 6, con cirrosi compensata e non precedentemente trattati.

“Una più breve durata della terapia significa che un maggior numero di pazienti con HCV può ricevere il trattamento con glecaprevir/pibrentasvir per 8 settimane sulla base di una ottimizzazione della gestione del paziente," ha spiegato Annalisa Iezzi, Direttore Medico di AbbVie Italia. "La possibilità di semplificare la gestione clinica delle persone affette da HCV rappresenta un cambiamento di paradigma nel modo in cui la malattia viene trattata, potenzialmente accelerando l’iter assistenziale e permettendoci di fare maggiori progressi verso la realizzazione dell’obiettivo della Organizzazione Mondiale della Sanità di eliminare l’HCV entro il 2030".

L’ottenimento della rimborsabilità da parte di AIFA segue il recente via libera della Commissione Europea alla variazione dell’autorizzazione all’immissione in commercio di glecaprevir/pibrentasvir, supportata dai dati generati dallo studio di Fase IIIb EXPEDITION-8. La sperimentazione ha valutato la sicurezza e l’efficacia del farmaco in pazienti affetti da infezione cronica da HCV di tutti i principali genotipi (genotipi 1-6), con cirrosi compensata e naïve alla terapia.

“Sebbene l’epatite C sia ora curabile, in Italia si stima siano oltre 300mila le persone che hanno un’infezione cronica causata da questo virus. Molti di questi pazienti non hanno mai ricevuto alcun trattamento, spesso perché non è loro possibile gestire le complessità di natura pratica e clinica che si associano al percorso terapeutico", ha affermato il Prof. Massimo Andreoni, Direttore della UOC Malattie Infettive, Policlinico Tor Vergata, Roma. "Un’opzione terapeutica di minore durata e un approccio semplificato prima della terapia possono eliminare la necessità di visite aggiuntive e aiutare un numero significativamente maggiore di persone a superare gli ostacoli al trattamento che sono reali e concreti”.

All’interno della regione europea definita dall’OMS, si stimano 14 milioni di persone con infezione cronica da virus dell’epatite C, molte delle quali non sono consapevoli di avere l’infezione. Ogni anno in Europa, 112.500 persone muoiono a causa di malattia epatica correlata all’epatite C.

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