Lucia Maragno

Fondamentale una diagnosi il più precoce possibile e un’azione diretta a preservare la fertilità

L’endometriosi è una patologia femminile cronica recidivante che colpisce tra il 2 e il 10% delle donne italiane - con un totale stimato di circa 3 milioni di casi - e di cui soffre il 50% delle donne infertili. Caratterizzata dalla anomala presenza di endometrio all’esterno dell’utero, che causa uno stato di infiammazione cronica, l’endometriosi è una delle malattie femminili più misteriose e sconosciute, complice anche la difficoltà nella diagnosi, che spesso viene formulata in ritardo, dopo un lungo e dispendioso percorso.

“Nel caso in cui la patologia endometriosica progredisca senza essere trattata adeguatamente, la formazione di aderenze a livello delle ovaie e delle tube può causare infertilità. Per questa ragione, una diagnosi precoce può essere determinante nel preservare la possibilità della donna di concepire e portare a termine la gravidanza, con la nascita di un bambino sano”, spiega la dottoressa Lucia Maragno, Specialista in Ginecologia e Ostetricia, che da oltre dieci anni collabora con il Centro di Medicina della Riproduzione Biogenesi degli Istituti Clinici Zucchi di Monza, del Gruppo San Donato. “In genere, è il dolore a spingere le donne a sottoporsi a controlli medici. Si può trattare di forti dolori mestruali (dismenorrea secondaria), non avvertiti in precedenza, di dolore pelvico cronico o di sofferenza durante il rapporto sessuale. Affinché la diagnosi precoce sia possibile, è importante che lo specialista non escluda il sospetto di endometriosi anche nel caso in cui l’esame obiettivo addominale e pelvico, l’ecografia e la risonanza magnetica (RM) siano negativi. Se il sospetto clinico rimane o i sintomi persistono, è necessario considerare un consulto specialistico per ulteriori valutazioni e test diagnostici, al fine di giungere in tempo ad una diagnosi certa e prevenire le conseguenze di questa patologia sulla fertilità”.

Circa il 5% delle donne in periodo fertile è affetta da endometriosi. Percentuale che arriva al 25-50% nelle donne infertili, fino a toccare il 60-70% in coloro che hanno dolore pelvico cronico. Il tasso di incidenza massimo dell’endometriosi si verifica nelle donne tra i 25 e i 35 anni, anche se la malattia compare spesso in fasce di età più basse.

“La vitrificazione degli ovociti può essere un’opzione consigliabile una volta effettuata la diagnosi in giovane età. Questo consente alla donna di sottoporsi alle terapie necessarie e poi, nel caso non si riuscisse ad ottenere una gravidanza spontanea quando la si desidera, ricorrere alla procreazione assistita impiegando i propri ovociti”, prosegue la dottoressa Maragno. “Presso Biogenesi il processo di crioconservazione di ovociti ed embrioni viene effettuato mediante l’impiego della vitrificazione automatizzata, che permette di ottenere un miglior controllo su tutte le variabili coinvolte nella metodica, cruciali per assicurare la standardizzazione dei risultati”.

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