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Il 74% degli intervistati non sa che basta un semplice esame oculistico per una diagnosi precoce

Nei giorni scorsi sono stati presentati i risultati della prima indagine a livello nazionale sulla degenerazione maculare (DM), che ha rilevato l’opinione di un campione rappresentativo della popolazione italiana sopra i cinquant’anni. La ricerca, condotta dall’istituto Lorien Consulting, in collaborazione con il Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO), ha dato la possibilità di dare voce anche a chi soffre di questa patologia, ovvero oltre il 5,3% della popolazione ultracinquantenne, per un totale stimato di 1.400.000 pazienti in Italia.

Rispetto al campione totale, le persone con DM risultano essere in prevalenza donne e provenienti dal Nord Ovest. Dall’indagine è emersa una correlazione fra la degenerazione maculare e altre patologie o abitudini di vita scorrette: i pazienti sono, ad esempio, maggiormente affetti da diabete (25%) rispetto al resto della popolazione over 50 (11%), hanno subito o devono subire interventi di cataratta (35% vs 13%) o soffrono di ipertensione (46% vs 35%), così come ci sono più fumatori tra i pazienti (31%) che nel resto del campione (23%).

Nonostante sia una malattia diffusa, è ancora molto scarsa la conoscenza tra chi non ne soffre: il 32% afferma di conoscerla, ma solamente l’11% riesce a darne spontaneamente una definizione precisa e a ricordarne alcuni degli effetti principali, tra cui la percezione di macchie scure (scotomi) e di distorsioni (metamorfopsie), fino quasi alla perdita della vista. Quest’ultima percentuale sale, naturalmente, per chi è affetto dalla patologia, sebbene sia solo il 29%.

Per le persone che non soffrono di DM ma che conoscono la malattia, il passaparola è il principale canale di informazione (10%), mentre ancora molto bassa è la percentuale di coloro che ne hanno sentito parlare tramite i media tradizionali. Solo il 25% del campione totale ricorda le corrette cause della patologia, fra cui il diabete, un’età superiore ai 50 anni e l’ipertensione, e il 20% dello stesso cita almeno un sintomo corretto, in primis la perdita della capacità visiva.

La principale differenza risiede, però, nella percezione della gravità della malattia. Se i pazienti, utilizzando una votazione da 1 a 10, la giudicano in media all’8,7, con un 54% che indica un voto tra 9 e 10, per gli ultracinquantenni italiani il punteggio medio è pari a 7, dove, però, più della metà del campione non sa indicare nessun voto. La maggior parte del campione (74%) non sa, inoltre, che basta un semplice esame oculistico, denominato OCT, oltre agli esami più specifici, per ottenere una diagnosi della malattia. “Una diagnosi precoce, ottenibile con un semplice esame non invasivo che dura pochi minuti, è fondamentale per anticipare la terapia nei tempi giusti”, sottolinea il professor Francesco Bandello, ordinario di Oftalmologia dell’Università Vita e Salute del San Raffaele.

Al riguardo, una campagna di prevenzione è stata promossa da CAMO, in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano e con il Patrocinio del Ministero della Salute, per offrire ai cittadini un mese di visite gratuite presso 15 centri di eccellenza su tutto il territorio nazionale, allo scopo di agevolare la diagnosi della DM. “Proprio perché siamo consapevoli che la popolazione ignora la gravità della maculopatia, abbiamo deciso di attuare questo grande screening con una task force di specialisti. Vogliamo fermare questa epidemia che porta grave compromissione della vista”, spiega il dottor Lucio Buratto, Direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico (Camo).

“L’indagine ha fatto emergere un alto numero di sofferenti di questa patologia”, ha commentato il Presidente di Lorien Consulting e direttore della ricerca, il dottor Paolo Rossi. “Eppure sono ancora in pochissimi a conoscerla e a ricordare dettagli correlati a essa. Chi la vive ne conosce certamente il livello di gravità, ma fra gli altri la conoscenza è talmente esigua da non sapere che basterebbe una visita medica oculistica per averne una prima diagnosi”.

L’indagine è stata condotta con metodologia di raccolta dati quantitativa CATI (Computer Aided Telephonic Interview) su un campione di 600 persone (rappresentativo per sesso, età, area geografica e ampiezza del centro abitato) della popolazione italiana over 50. Il sondaggio è stato realizzato tra l'11 e il 16 settembre 2017.



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