PARIGI (FRANCIA) – La sindrome di Olmsted è una rarissima malattia dermatologica ereditaria: in tutto il mondo sono stati segnalati solo 73 casi. Classicamente è caratterizzata dalla combinazione di cheratoderma palmo-plantare (PPK) bilaterale mutilante, placche cheratosiche periorifiziali e pseudoainhum, ma mostra una notevole eterogeneità clinica. Spesso le caratteristiche associate comprendono anomalie nei capelli e nelle unghie, leucocheratosi orale, difetti corneali e infezioni ricorrenti; il dolore e il prurito sono variabili ma possono essere gravi. La malattia di solito si manifesta alla nascita o nella prima infanzia, ed è stata osservata in entrambi i sessi, anche se i casi sono più frequenti nei maschi. La maggior parte dei casi segnalati sono sporadici, anche se sono stati descritti casi familiari con diverse modalità ereditarie, come spiegano i ricercatori francesi Sabine Duchatelet e Alain Hovnanian, autori di uno studio pubblicato sull’Orphanet Journal of Rare Diseases. Alcune mutazioni nei geni del recettore vanilloide TRPV3 sono state recentemente identificate come causa della sindrome di Olmsted autosomica dominante o recessiva, mentre altre mutazioni nel gene MBTPS2 sono state identificate in una forma recessiva legata al cromosoma X.

La diagnosi si basa principalmente su caratteristiche cliniche che associano gravi PPK e placche cheratosiche periorifiziali, ma può essere difficile nei pazienti con un fenotipo incompleto o caratteristiche atipiche. La sindrome deve essere differenziata da altre forme gravi di PPK comprese le sindromi di Vohwinkel, Clouston, Papillon-Lefèvre o Haim-Munk, la malattia di Meleda, la pachionichia congenita, la tirosinemia di tipo II e l’acrodermatite enteropatica.

Quando le diagnosi differenziali sono difficili da escludere, gli studi genetici sono fondamentali per la ricerca di una mutazione TRPV3 o MBTPS2. Tuttavia, altri geni sono ancora da identificare. Nessuna terapia specifica e soddisfacente è attualmente disponibile per la sindrome. Gli attuali trattamenti per l’ipercheratosi (principalmente emollienti, cheratolitici, retinoidi o corticosteroidi), sia per uso topico che sistemico, sono sintomatici e offrono un sollievo parziale e solo temporaneo. La gestione specifica del dolore e del prurito è importante per ridurre il livello di morbilità.

La malattia è debilitante: il progressivo cheratoderma e l’auto-amputazione delle dita può impedire ai pazienti di afferrare oggetti e camminare, costringendoli all’uso della sedia a rotelle. Nuove opzioni terapeutiche sono quindi cruciali e sono attese da una migliore comprensione dei meccanismi di malattia: l’uso di antagonisti TRPV3 rappresenterebbe strategia mirata e potenzialmente efficace.

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