Il sistema ha ottenuto il marchio per la commercializzazione europea e permette di diagnosticare anche le sindromi di Edwards e di Patau

La sindrome di Down rappresenta una delle prime cause in assoluto di ritardo mentale ed è anche la più comune delle cosiddette malattie cromosomiche, ossia le malattie che sono dovute a un'anomalia genetica che determina cambiamenti nei cromosomi a livello strutturale o numerico. In particolare, la sindrome di Down si caratterizza per la presenza di un cromosoma 21 in più, motivo per il quale la condizione è tecnicamente definita con il nome di trisomia 21.

Le persone che nascono con questa patologia presentano, in primo luogo, dei tratti somatici tipici, che includono profilo facciale piatto, bassa statura, collo breve, cranio piccolo con appiattimento a livello occipitale, dita corte, fessure palpebrali oblique, sella nasale larga e piatta, bocca piccola e denti irregolari, lingua voluminosa e palmi delle mani attraversati da un solco trasversale. A livello cognitivo, nella sindrome di Down si osserva costantemente un quadro di ritardo mentale di gravità variabile tra media e lieve, a cui si associa una precoce comparsa di alterazioni neuropatologiche che occorrono anche nella malattia di Alzheimer. La trisomia 21, inoltre, comporta un’incidenza elevata di patologie sistemiche che coinvolgono l’apparato cardiocircolatorio, intestinale, visivo ed endocrino.

I progressi raggiunti nell'identificazione precoce della sindrome di Down permettono, attualmente, di disporre di varie tecniche utilizzabili nel periodo prenatale, tecniche sia di diagnosi vera e propria che di screening.
La diagnosi prenatale della malattia prevede la raccolta di campioni embrionali o tessuti fetali. Tra gli esami maggiormente utilizzati si annoverano la villocentesi (un prelievo di villi coriali a livello trans-addominale o trans-vaginale) e l’amniocentesi (un prelievo di liquido amniotico su cui si esegue un’analisi del cariotipo), mentre la cordocentesi si effettua raramente (si tratta di un prelievo ematico dal cordone ombelicale del feto). Tali metodologie, se da un lato hanno un’accuratezza diagnostica prossima al 99%, dall’altro presentano un certo svantaggio connesso alla loro invasività, aspetto che comporta anche un rischio non trascurabile di aborto.
Lo screening prenatale, invece, viene effettuato tramite indagini non invasive che, però, sono meno accurate rispetto agli esami diagnostici. Sono indagini eseguibili anche in fasi molto precoci della gravidanza e consistono in diversi tipi di test: translucenza nucale (esame ecografico del feto), bitest, tritest e quadritest (analisi della concentrazione di specifiche proteine nel sangue della donna incinta).

Accanto a queste tecniche, disponibili già da diversi anni, è stato ideato un nuovo metodo di screening prenatale per la sindrome di Down: il test del DNA fetale presente nel sangue materno, una tecnica di ultima generazione che può essere utilizzata già dalla decima settimana di gravidanza e che permette di identificare le anomalie cromosomiche responsabili della malattia. L’analisi del DNA fetale libero (cell free DNA, cfDNA) nel circolo ematico materno viene eseguita tramite un semplicissimo prelievo di sangue, evitando, quindi, l’utilizzo di tecniche invasive che coinvolgono la placenta o il liquido amniotico. Tuttavia, l’accessibilità a questo sistema è limitata dagli alti costi delle analisi del DNA e dal numero ristretto di laboratori in grado di fornire simili servizi avanzati.

Proprio per tentare di superare questo tipo di problematiche, la società PerkinElmer ha recentemente sviluppato un nuovo sistema di screening prenatale non invasivo (non-invasive prenatal testing, NIPT) per la sindrome di Down. Il test Vanadis® ha ottenuto, in questi giorni, il marchio CE-IVD che ne autorizza la commercializzazione in Europa, ed è stato progettato in modo che non richieda l'utilizzo di complesse piattaforme di sequenziamento genico o di microarray. L'innovativo sistema NIPT, infatti, si basa sulla conta delle trisomie cromosomiche fetali presenti nel plasma materno attraverso l’uso di una marcatura fluorescente mirata e il conteggio di specifici frammenti di cfDNA.

Il sistema NIPT Vanadis®, inoltre, permette di rilevare non solo la sindrome di Down, ma anche due altre forme di trisomia, la sindrome di Edwards (trisomia 18) e la sindrome di Patau (trisomia 13). Le principali manifestazioni cliniche della sindrome di Edwards includono ritardo della crescita (prenatale e postnatale), microcefalia, facies caratteristica, anomalie agli arti e malformazioni viscerali, a cui si associa un frequente coinvolgimento dell’apparato oculare e cardiaco, del tubo digerente e del tratto genito-urinario. La trisomia 13, invece, conosciuta anche come sindrome di Patau, si caratterizza per la presenza di malformazioni cerebrali, dismorfismi facciali, anomalie oculari, polidattilia postassiale, malformazioni viscerali (cardiopatia) e grave ritardo psicomotorio.

L’efficacia della piattaforma Vanadis® nell'identificazione precoce della sindrome di Down è stata dimostrata attraverso uno studio clinico in cieco, condotto in Francia, che ha messo a confronto 80 campioni prelevati da donne con gravidanze affette da trisomia 21, e altri 670 campioni di controllo: tutti i campioni sono stati correttamente classificati, eccetto uno che non ha generato alcun risultato. "I promettenti risultati che abbiamo visto ci portano a credere che un vasto numero di donne in Europa e nel mondo trarranno benefici significativi dalla possibilità di avere la NIPT come componente chiave dell'assistenza prenatale", ha dichiarato Jérémie Gautier, responsabile del team di gestione del progetto di CerbaXpert, che ha svolto un ruolo di primo piano nello studio di valutazione in Francia. Ulteriori trial clinici hanno confermato l’alta sensibilità e specificità del sistema Vanadis® nell'identificazione delle trisomie 18 e 13.

Attualmente, la società PerkinElmer sta collaborando con il Women & Infants Hospital (WIH) di Rhode Island, negli Stati Uniti, per lo svolgimento dello studio VALUE (Validation of a Lower Cost Aneuploidy Screen). Nella sperimentazione verranno testati 2.500 campioni, provenienti da una popolazione di donne a medio rischio (a cui si associano ulteriori casi ad alto rischio), per determinare le caratteristiche delle prestazioni del NIPT Vanadis® attraverso la valutazione di importanti parametri, come i tassi di rilevamento e di falsi positivi.

"La tecnologia Vanadis® ha il potenziale per portare lo screening cfDNA per le comuni trisomie alla popolazione generale delle donne in gravidanza che, al momento, non può accedere facilmente al NIPT a causa dell'alto costo dei test attualmente disponibili", spiega Glenn Palomaki, Associate Director Division of Medical Screening and Special Testing al Women & Infants Hospital, e Professore del Dipartimento di Patologia e Medicina di Laboratorio presso la Warren Alpert Medical School of Brown University. "Questa piattaforma ha il potenziale non solo per essere efficace quanto le attuali piattaforme di sequenziamento di nuova generazione, ma anche per competere in termini di costi con le attuali procedure di screening combinato del primo trimestre".

"Con la nostra piattaforma Vanadis®, stiamo eliminando la complessità tecnica del NIPT abbattendo la barriera dei costi”, ha dichiarato in un comunicato Olle Ericsson, General Manager di Vanadis Diagnostics, azienda di PerkinElmer. “Questo permetterà a un maggior numero di donne di accedere alla piattaforma di screening prenatali non invasivi e di migliorare il livello di assistenza prenatale a livello globale".

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