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Neonato prematuroOggi, i bambini prematuri colpiti dalla sindrome hanno a disposizione il surfattante alveolare, realizzato 25 anni fa da Chiesi Farmaceutici in collaborazione con il Karolinska Institute di Stoccolma

Anche John e Jacqueline Kennedy hanno conosciuto la sofferenza di imbattersi in una malattia rara. Tra le tragedie che colpirono la famiglia presidenziale statunitense c'è la morte, a due giorni dalla nascita, dell’ultimo dei quattro figli, Patrick, avvenuta nel 1963 a causa di un disturbo polmonare raro, la sindrome da distress respiratorio neonatale.

Oggi, in virtù dei progressi della ricerca biomedica, il piccolo Patrick avrebbe anche potuto farcela. Attualmente, infatti, i bambini nati prematuri, del peso di 500 grammi, hanno il 50% circa di possibilità di sopravvivenza, grazie a innovazioni come la somministrazione di surfattante, l’uso di ventilatori e i corticosteroidi, e grazie anche alla nascita di centri specializzati. Ne ha parlato il Professor Virginio Paolo Carnielli, Professore di Neonatologia all’Università Politecnica delle Marche, Direttore del reparto di Neonatologia dell’Ospedale Salesi di Ancona, in occasione dell’incontro “Come il mondo della biomedica italiana può dare il suo contributo al bene comune”, organizzato da Chiesi Farmaceutici e svoltosi ieri alla Camera dei Deputati.

Quanto più prematuro è il parto, tanto meno gli organi del bambino sono sviluppati e maggiore è il rischio di complicazioni. I polmoni, ha spiegato Carnielli, sono tra gli ultimi organi a formarsi durante la gestazione, e la causa più comune di complicanze dei neonati prematuri è la sindrome da distress respiratorio neonatale. Una condizione clinica di insufficienza polmonare causata da una mancanza di surfattante alveolare e associata ad immaturità strutturale dei polmoni, che insorge alla nascita, o subito dopo, e si aggrava nel corso dei primi due giorni di vita. Il deficit di surfattante causa una ridotta compliance polmonare, un'ipotensione alveolare e uno squilibrio tra ventilazione e perfusione polmonari, con conseguente sofferenza respiratoria.

Una rivoluzione è stata l’arrivo in commercio, dagli anni novanta, del farmaco surfattante alveolare, una molecola esogena che compensa la mancanza di surfattante nei polmoni. Il farmaco salvavita, realizzato da Chiesi Farmaceutici in collaborazione con il Karolinska Institute di Stoccolma, in 25 anni ha fatto nascere 3,7 milioni di bambini prematuri in tutto il mondo, e oggi è a disposizione di questi piccoli pazienti in oltre 90 Paesi.

Chiesi si posiziona al primo posto tra le aziende farmaceutiche che investono in ricerca e sviluppo in Italia: nel 2016, con un fatturato di 1.571 milioni di euro, l'investimento è stato di oltre il 21%.



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