Il disagio sociale dai noi è più forte rispetto al resto d’Europa: ecco i risultati dello studio internazionale Dawn2, che ha coinvolto più di 15 mila persone

I diabetici italiani sono depressi e discriminati, molto più dei pazienti europei. A fornire queste preoccupanti informazioni è stato lo studio internazionale internazionale DAWN2 (Diabetes attitudes wishes and needs), presentato al Censis qualche giorno fa. La ricerca ha coinvolto oltre 15mila tra malati, familiari e operatori sanitari di 17 Paesi di tutto il mondo (Algeria, Canada, Cina, Danimarca, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Messico, Paesi Bassi, Polonia, Russia, Spagna, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti).

Milano – Pubblicati su Lancet i risultati dello studio INTERVAL. Essi dimostrano, per la prima volta per un farmaco antidiabetico, la possibilità di raggiungere obiettivi terapeutici personalizzati in termini di controllo glicemico nei pazienti anziani con diabete mellito di tipo 2.
L’aspetto importante dello studio è legato al fatto di aver introdotto un criterio personalizzato per la definizione del target glicemico, ovvero dell’emoglobina glicata (HbA1c), parametro che determina il grado di controllo della malattia. – afferma il Prof. Francesco Giorgino, Ordinario di Endocrinologia presso l’Università di Bari – Gli studi condotti fino a questo momento erano finalizzati a raggiungere livelli di emoglobina glicata omogenei e uniformi per tutti i pazienti, per esempio un livello inferiore a 7,0%, mentre in questo studio condotto in pazienti anziani il livello di HbA1c da raggiungere viene individuato in base alle caratteristiche di ogni paziente.”

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Alimentary Pharmacology and Therapeutics, i pazienti affetti da una forma da grave a moderata di malattia di Crohn potrebbero mantenere lo stato di remissione della malattia fino a 4 anni, sottoponendosi al trattamento prolungato con il farmaco adalimumab.
La malattia di Crohn (CD), o morbo di Crohn, consiste nella profonda infiammazione della parete intestinale, e si presenta con dissenteria, dolori addominali, perdita di peso e altri sintomi non legati all'apparato digestivo, come febbre, lesioni aftose, artralgie, eritema nodoso.

Una ricerca condotta a quattro mani dai ricercatori del Policlinico Gemelli e del Joslin Diabetes Center dell’Università di Harvard (Boston) scopre come alcune persone riescono a difendersi dal diabete di tipo 2. Lo studio è appena stato pubblicato online sulla rivista scientifica 'Diabetes'

Il diabete di tipo 2 ha ormai assunto proporzioni pandemiche e non solo nei paesi industrializzati. Nella sola Italia almeno il 5% della popolazione generale presenta questa condizione. Le cause di questo aumento sono per lo più legate a stili di vita ed alimentazione scorretti, vale a dire alla riduzione dell’attività fisica ed all’aumento delle calorie ingerite, spesso derivanti da alimenti lontani dalla nostra tradizionale e sana dieta mediterranea. Eppure, non tutte le persone che hanno i fattori di rischio per diabete poi sviluppano questa condizione. Questa ricerca getta luce sulla presenza, in alcune persone, di speciali scudi di protezione anti-diabete.

Negli Stati Uniti è già stato avviato il reclutamento di partecipanti per uno studio clinico, in doppio cieco e controllato mediante placebo, condotto allo scopo di indagare se l'assunzione di vitamina D, in particolare di vitamina D3 (colecalciferolo), risulti efficace nel prevenire o ritardare il diabete di tipo 2 negli adulti che sono ad alto rischio di sviluppare la malattia a causa di una condizione definita come “prediabete”.
Lo studio, denominato D2d (Vitamin D and type 2 diabetes), è stato finanziato dal National Institutes of Health (NIH) e verrà svolto in 20 centri scientifici statunitensi.

E' stata presentata la 44° edizione del Congresso Nazionale della Societa' Italiana di Neurologia - SIN, in corso (2-5 Novembre) a Milano, che vede riuniti 2000 neurologi da tutta Italia per un'importante occasione di aggiornamento scientifico e confronto sulle principali tematiche neurologiche, dalle malattie neurodegenerative come Alzheimer, Sclerosi Multipla, Parkinson fino a malattie ad alto impatto sociale ed economico come l'Ictus.

Si può pensare e vivere il diabete in modo diverso, considerandolo una malattia con cui si può convivere perché se opportuntamente affrontata non incide sulla vita di ogni giorno? Oggi la risposta è sì.
È un messaggio di speranza nella lotta al diabete quello che viene da Palermo che, in prossimità della Giornata Mondiale del Diabete 2013 - 14 Novembre, il 29 ottobre 2013 ha ospitato due eventi volti a sensibilizzare la cittadinanza sul diabete e sull’importanza di una corretta gestione della patologia.

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