La sospensione può mettere a rischio lo sviluppo del sistema nervoso del nascituro

L’ipotiroidismo è la condizione per cui la tiroide non è in grado di produrre una normale quantità di ormone, adeguata a soddisfare le fisiologiche richieste dell’organismo. Si tratta di una condizione estremamente comune, che colpisce addirittura il 5% della nostra popolazione: un italiano su venti ne è affetto. Nella maggior parte dei casi si tratta di forme lievi, dette ‘sublciniche’, che possono essere tenute sotto controllo con una semplice terapia orale e con periodiche valutazioni della concentrazione di TSH, FT4 ed anticorpi anti TPO.

 

Il TSH (thyroid-stimulating hormone) è l’ormone prodotto dall’ipofisi, che stimola la tiroide: se il paziente è ipotiroideo, il valore di TSH è al di sopra della norma.

FT4 è la sigla che esprime la forma attiva dell’ormone prodotto dalla tiroide (T4): in caso di ipotiroidismo, il suo valore può essere sia entro, che al di sotto dei limiti della norma (nel primo caso si tratta di ipotiroidismo più lieve, nel secondo di ipotiroidismo più grave).

Ab TPO è la sigla che esprime i cosiddetti anticorpi anti-tireoperossidasi. Sono gli anticorpi responsabili della forma più comune di ipotiroidismo, cioè quella autoimmune. Se il valore di tali anticorpi è al di sopra della norma, vuol dire che il paziente ha sviluppato la malattia autoimmune che progressivamente distrugge la tiroide, rendendo il paziente ipotiroideo.

Il trattamento dell’ipotiroidismo consiste nella somministrazione di ormone tiroideo sintetico, da assumere in compresse, preferibilmente al mattino. Si tratta di una terapia sostitutiva, non di una ‘cura’. La sospensione della terapia comporta la ricomparsa dell’ipotiroidismo: un rischio da non correre, soprattutto durante la gravidanza.

“In gravidanza l’ipotiroidismo diviene una condizione serissima – spiega il Prof. Andrea Giustina, copresidente del Clinical Update in Endocrinologia e Metabolismo 2014, appena conclusosi a Brescia, e professore ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Brescia – che può rivelarsi addirittura pericolosa per il feto, quando non trattata. Il feto sviluppa la tiroide alla dodicesima settimana, ma lo sviluppo del sistema nervoso centrale inizia prima, all’ottava settimana. Per il corretto sviluppo neurale è la mamma che ‘offre’ l’adeguato apporto ormonale, derivante quindi dalla tiroide materna. Un apporto non sufficiente potrebbe comportare disturbi – anche severi – al sistema nervoso stesso. Ecco che diventa fondamentale che le donne affette da ipotiroidismo continuino ad assumere la terapia anche durante la gravidanza, sotto sorveglianza medica.”

“Inoltre – conclude Giustina – tutte le donne in gravidanza, specie se in famiglia sono presenti casi di ipotiroidismo, dovrebbero effettuare il test di screening.”

Si tratta di un test semplicissimo, del costo effettivo di circa un euro. Una banale analisi dei livelli di TSH che potrebbe cambiare la vita del nascituro.


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