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Secondo stime recenti il 10% della popolazione del mondo occidentale soffrirebbe di patologie a carico dei reni.
La causa risiede nel fatto che, allungandosi la vita media, si verifica il progressivo invecchiamento della popolazione. Inoltre stanno aumentando le malattie metaboliche come il diabete. Basandosi su questi dati si stima che, da qui al 2020, il numero complessivo di persone che saranno costrette a sottoporsi a trattamenti sanitari come la dialisi e i portatori di trapianto renale, saranno addirittura raddoppiati.

 


Il tema delle malattie renali è stato recentemente affrontato all'Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, centro di riferimento nefrologico nel Mezzogiorno, in occasione dei 40 anni della Scuola di Specializzazione in Nefrologia.  Titolo del convegno:“Le sfide della Nefrologia nel terzo millennio. Tra tecnologia, evidenze cliniche e sostenibilità della terapia personalizzata”.

Secondo quanto riportato durante il convegno, nel nostro Paese sarebbero 2.2 milioni le persone di età compresa tra i 35 e gli 80 anni affette da insufficienza renale cronica (IRC).

L'IRC rappresenta una condizione in cui i reni non sono più in grado di funzionare in modo efficiente e la pericolosità di tale condizione è legata anche ad alto rischio cardiovascolare e di mortalità precoce.
Secondo il parere degli esperti sarebbe, dunque, necessaria una gestione più efficace della patologia, una maggiore prevenzione e una più stretta collaborazione tra i nefrologi e tutti gli altri medici, in particolare i medici di famiglia, che possono per primi diagnosticare i fattori di rischio per l'insorgenza di IRC.

Secondo i dati diffusi dalla Società Italiana di Nefrologia , in Italia ci sono 50mila pazienti che si sottopongono a dialisi ed ogni anno si registrano circa 10.000 nuovi casi di pazienti con insufficienza renale che necessitano di dialisi cronica.

Nel nostro Paese sono attive 363 strutture pubbliche di Nefrologia e/o Dialisi, 303 strutture satellite dipendenti da queste ultime e 295 strutture private, distribuite in 13 delle 20 regioni italiane.

Queste le parole del Professor Loreto Gesualdo direttore della U.O.C di Nefrologia, Dialisi e Trapianto Università degli Studi di Bari: “Il continuo progresso della ricerca tecnologica internazionale in campo dialitico ha consentito grandi risultati. Tra le nuove tecniche la emodiafiltrazione on-line ad alti volumi ha portato a una diminuzione della mortalità del 30%, come peraltro dimostrato dallo studio catalano ESHOL condotto su 906 pazienti in emodialisi. Concettualmente questa tecnica si basa sul principio di filtrare, durante il trattamento dialitico, la maggiore quantità possibile di sangue del malato per rimuovere la più alta quantità di tossine presenti e l’Italia è all’avanguardia in questo campo”- che continua- “A fronte del progressivo incremento dei pazienti che accedono al trattamento dialitico con un conseguente incremento della spesa sanitaria e del costo sociale per il nostro Paese (costo stimato in ca. il 3% sul totale della spesa sanitaria) è indispensabile una sinergia tra Ricerca Universitaria e Imprese Biomediche per rendere disponibili innovazioni e nuove tecnologie. Questo renderà possibile accrescere la qualità della terapia e preservare la sostenibilità finanziaria per la cura di patologie croniche quali l'insufficienza renale. Occorre, quindi, impegnarsi su più fronti, sviluppando prodotti e tecnologie innovative come quella della emodiafiltrazione on-line ad alti flussi, provvedendo alla reingegnerizzazione dei processi, curando le competenze professionali e scientifiche delle nuove generazioni di nefrologi”.

 



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