Negli Stati Uniti è già stato avviato il reclutamento di partecipanti per uno studio clinico, in doppio cieco e controllato mediante placebo, condotto allo scopo di indagare se l'assunzione di vitamina D, in particolare di vitamina D3 (colecalciferolo), risulti efficace nel prevenire o ritardare il diabete di tipo 2 negli adulti che sono ad alto rischio di sviluppare la malattia a causa di una condizione definita come “prediabete”.
Lo studio, denominato D2d (Vitamin D and type 2 diabetes), è stato finanziato dal National Institutes of Health (NIH) e verrà svolto in 20 centri scientifici statunitensi.

Il diabete mellito è una malattia metabolica cronica caratterizzata da iperglicemia, ossia da un elevato livello di glucosio nel sangue, a causa di un’inadeguata o assente produzione dell'ormone insulina (diabete di tipo 1 o DM1) o di una scarsa capacità dei tessuti di utilizzare l'insulina stessa (diabete di tipo 2 o DM2). In molti casi, la diagnosi di diabete mellito di tipo 2 è preceduta da una fase di prediabete, contraddistinta da livelli di glucosio nel sangue superiori alla norma, anche se non così elevati da determinare un diabete conclamato, e da alti livelli di insulina circolante.

Lo studio D2d coinvolgerà quasi 2.500 volontari affetti da prediabete e aventi un'età non superiore ai 30 anni. Alla metà dei partecipanti verrà somministrata una dose giornaliera di 4.000 UI (unità internazionali) di vitamina D. L'altra metà riceverà un placebo. Tutti i soggetti verranno sottoposti a check-up per lo studio due volte l'anno, oltre a ricevere una regolare assistenza fornita dai propri operatori sanitari.

La ricerca, la cui durata prevista è di 4 anni, continuerà finché i dati raccolti consentiranno di stabilire, in modo scientificamente valido, l'efficacia della vitamina D nel ridurre il rischio di diabete di tipo 2, anche in base al sesso, all'età o alla razza di un individuo.

"L'utilizzo di vitamina D è notevolmente aumentato negli Stati Uniti durante gli ultimi 15 anni, da quando è stato suggerito come rimedio per una varietà di condizioni e come mezzo di prevenzione del diabete di tipo 2. Tuttavia abbiamo bisogno di indagini rigorose per determinare se la vitamina D aiuti effettivamente a prevenire la malattia. Questo è ciò che lo studio D2d si ripropone di fare", ha affermato la dott.sa Myrlene Staten, responsabile del progetto D2d presso il National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK), organizzazione che fa parte del NIH e che costituisce il principale sponsor dello studio.

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