Uno studio condotto dal dott. Camilleri mostra l’esistenza di altre cause.
La speranza è poter realizzare trattamenti personalizzati

New York - Per molto tempo la sindrome del colon irritabile, nota anche come “colite spastica” e “Irritable Bowel Syndrome” (IPS) è stata considerato un disturbo  psicosomatico le cui cause erano ‘tutte nella testa’, frase che tanti pazienti si saranno sentiti dire. La malattia è frequente nella popolazione ma ha in comune con alcune malattie rare proprio il fatto di essere attribuita ‘solo’ ad ansia e stress. Uno studio americano però smentisce questa ipotesi e aggiunge anche dei diversi meccanismi periferici implicati nella patogenesi della malattia. La ricerca è stata pubblicata sul “New England Journal of Medicine”e condotta dal dottor. Micheal Camilleri della “Mayo Clinic” di Rochester (New York).

La sindrome del colon irritabile non può essere considerata una vera e propria patologia, piuttosto un gruppo di sintomi che si verificano contemporaneamente e che non comportano lesioni ai tessuti intestinali, ma solo disturbi della sua fisiologia. Essa è caratterizzata da cicli di stipsi e diarrea accompagnati da dolori addominali crampiformi.
E’ una sindrome che può manifestarsi a qualsiasi età ma, generalmente, ha inizio durante il periodo dell’adolescenza o all’inizio dell’età adulta. E’ due volte più comune nelle donne rispetto agli uomini e può portare a disturbi correlati (es: cistiti).
Può cronicizzare fino a diventare una condizione permanente e, in alcune persone, i sintomi sono addirittura invalidanti. Si può verificare una riduzione della capacità di lavorare, viaggiare e partecipare ad eventi sociali.
Sembra che la IPS abbia un’origine prevalentemente psicosomatica, essendo più frequente in individui soggetti a stress, ansiosi o irritabili.
In realtà, secondo quanto riportato dal gastroenterologo Camilleri, sono numerosi i fattori che concorrono all’insorgenza di questa patologia, come l’alterazione della microflora intestinale e la presenza, all’interno del lume intestinale, di sostanze irritanti e sostanze rilasciate dalle cellule enteroendocrine (ad es. acidi biliari) che, raggiungendo il colon, provocano infiammazione. Un altro fattore di rischio è l’antecedente presenza di gastroenteriti.
E’, inoltre, accertato che la sindrome da intestino irritabile viene aggravata da determinate abitudini, quali un’alimentazione troppo ricca di cibi integrali e fibre che, soffermandosi a lungo nell’intestino, favorirebbero fenomeni fermentativi e la produzione di gas, con conseguente sensazione di gonfiore e fenomeni di meteorismo.

Il dottor Camilleri respinge l’idea che i sintomi di questo disturbo siano correlabili ad una singola causa e sostiene che siano, invece, da mettere in relazione con gravi disturbi motori e con alterati processi sensoriali.
Purtroppo l’IPS è una sindrome molto comune, soprattutto nei paesi sviluppati, in cui si verifica nel 10-20 per cento della popolazione e, proprio per questa ragione, lo staff del dottore ha realizzato uno studio di revisione della letteratura finalizzato a chiarire i meccanismi che ne sono alla base. La speranza è di realizzare un trattamento specifico per ogni paziente.
La sindrome da colon irritabile è diagnosticata a seguito di comparsa, nel paziente, di dolore addominale ricorrente o fastidio in almeno 3 giorni al mese, nei tre mesi precedenti, in combinazione con una modificazione nella frequenza di defecazione e con un cambiamento nell’aspetto delle feci.
Il trattamento si basa sull’utilizzo di integratori alimentari a base di fibra, farmaci antidiarroici, anticolinergici, antibiotici e (nel caso di una possibile origine psicosomatica) di farmaci antidepressivi. Lo studio del dottor. Camilleri mette in risalto la possibilità di una terapia individualizzata e queste sono le sue parole:
“Se siamo in grado di identificare gli irritanti presenti nel paziente, abbiamo la possibilità di prevenire o far revertire i sintomi”. Queste dichiarazioni sono state rilasciate alla rivista “Science Daily” (13 novembre 2012 - “ Irritable bowel syndrome definitely isn’t all in the head”.)

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