In attesa degli accertamenti giudiziari sull’Ilva di Taranto ecco i dati a disposizione

Da giorni le vicende dell’Ilva di Taranto sono al centro della cronaca del nostro Paese. Gli accertamenti giudiziari sono tutt’ora in corso, anche se per il momento la magistratura ha concesso di mantenere gli impianti parzialmente operativi.
La decisione di chiudere o meno gli impianti sarà dunque presa al più presto, per tutelare la salute dei lavoratori. Certamente si tratterà di una decisione difficile, considerando l’attuale livello di disoccupazione del sud Italia e che lo stabilimento tarantino occupa attualmente circa 17.000 persone. La salute dei lavoratori però deve essere l’interesse principale della magistratura e del Ministero della Sanità. Lo stesso Balduzzi ha infatti annunciato il completamento a breve di alcuni studi epidemiologici effettuati sulla popolazione di Taranto, che incideranno sulla decisione definitiva.

In attesa di questi dati Malattiecroniche.it pubblica un intervento a cura dell’oncologo Umberto Tirelli, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell'Istituto Nazionale Tumori di Aviano.

Un’analisi statistica sui dati di mortalità ISTAT, quindi basata sui certificati di morte ufficiali, sulla mortalità per tumore nel sud Italia tra il 1999 e il 2003, condotta all’Istituto Nazionale Tumori di Aviano insieme all’ISTAT di Roma e all’Istituto Tumori Pascale di Napoli, ha dimostrato che la mortalità per tumori (in particolare del polmone) negli uomini e nelle donne della provincia di Taranto è uguale alla media delle provincie del Sud Italia.

“Questi dati pubblicati su Epidemiologia e Prevenzione del 2011 (Epidemiol Prev. 2011 May-Aug;35(3-4):200-206) – sottolineano Diego Serraino, Direttore Epidemiologia e Biostatistica e Umberto Tirelli, Direttore Dipartimento di Oncologia Medica dell'Istituto Nazionale Tumori di Aviano - hanno come punti di forza la copertura di tutto il Sud e la standardizzazione dei dati; lo svantaggio è che non si occupano dei singoli comuni, perchè è stata analizzata la provincia ma non il comune di Taranto”.

“Va tenuto però presente che uno studio epidemiologico definitivo sul comune di Taranto non esiste ad oggi in quanto questo ipotetico studio dovrebbe avere almeno due caratteristiche: 1) essere “georeferenziato”,cioè tutti gli indirizzi andrebbero associati ai residenti in modo uninominale per mappare le residenze nel tempo (almeno 30 anni, dato il tempo che ci vuole per sviluppare il carcinoma del polmone) e di ogni residente bisogna conoscere data di nascita, sesso, e appunto tutte le residenze a Taranto o in altri comuni; 2) aggiustare per fumo: la residenza in zone disagiate, come vicino a impianti industriali, è associata allo stato socio economico basso, che a sua volta è associato all’aumento della frequenza del fumo che è la causa principale del carcinoma del polmone”.

“Inoltre – sottolineano gli esperti dell’Istituto Tumori di Aviano - va detto che in Italia ci sono circa 1300-1500 nuovi casi di tumore all'anno in bambini da 0 a 14 anni e non risulta esserci un eccesso a Taranto rispetto alla media nazionale. Per quanto riguarda l'inquinamento dell'aria, la prima causa nota e accettata in tutti i Paesi industrializzati è il traffico veicolare: almeno il 5 per cento dei carcinomi del polmone è oggi attribuibile ai fumi di scarico delle automobili e IARC ha classificato il diesel come carcinogeno di classe 1: perché non bloccare quindi la circolazione dei veicoli, almeno quelli a diesel? Perché non chiudere certe strade statali e certe autostrade, quelle più inquinate? Ovviamente non andrebbero costruiti condomini vicino alle acciaierie o alle autostrade, come purtroppo continua ad accadere in Italia.

L'inquinamento dell'aria causa indubbiamente molte malattie acute respiratorie ma ad oggi il rischio attribuibile sui tumori dell'apparato respiratorio è basso (<3 per cento tolto automobili) perché il fumo resta la causa principale (Fonte: American Association for Cancer Research). I dati epidemiologici condotti ad oggi - concludono Serraino e Tirelli - indicano quindi che non vi è un incremento dei tumori, in particolare del polmone, nella provincia di Taranto rispetto alle altre province del sud e non esistono evidenze epidemiologiche su un nesso di causalità certo tra inquinamento ambientale e tumori a Taranto”.

 

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