Mario Picozza

Una recente indagine rivela che i sintomi della patologia sono causa di autoisolamento e di maggior esposizione ad ansia e depressione

Roma - Prurito, autoisolamento, depressione, ansia, stress e stigma sociale: sono alcune delle conseguenze che le oltre 35mila persone affette, in Italia, da dermatite atopica vivono quotidianamente. Mario Picozza, Presidente di ANDeA (Associazione Nazionale Dermatite Atopica), in occasione della Giornata Nazionale della Dermatite Atopica, ha lanciato un appello alle istituzioni perché garantiscano maggiore supporto economico ai pazienti.

“È fondamentale per le persone affette da dermatite atopica fare uso massiccio e costante di creme idratanti e altri prodotti molto costosi”, ha spiegato Picozza. “Adulti e famiglie a basso reddito con bambini malati fin dai primi mesi di vita sono spesso costretti a rinunciarci. Chiediamo che pazienti con dermatite atopica possano avere sussidi per l’acquisto di questi prodotti che, nel loro caso, non sono utilizzati per ragioni estetiche ma per gravi motivi di salute. Una misura analoga di sostegno è già riconosciuta alle persone celiache per l’acquisto di alimenti senza glutine. Un’altra questione urgente è impedire gli episodi di bullismo a scuola di cui sono vittime troppi giovani affetti dalla malattia”.

Gli effetti più visibili della patologia - l’aspetto esteriore e il prurito costante - incidono gravemente sulla qualità di vita e sono giudicati come “insopportabili” e causa di autoisolamento da due pazienti su tre secondo una recente indagine Doxa-Pharma, patrocinata da ANDeA, su un campione di 401 persone affette dalla patologia, tra studenti, lavoratori, pensionati e disoccupati. Non è tuttavia dal punto di vista clinico l’unico problema. “Nella dermatite atopica l’epidermide perde la propria funzione di difesa dagli agenti patogeni esterni inducendo un'alterazione delle funzioni del nostro sistema immunitario. Per questo, nel tempo, la malattia porta allo sviluppo di vari tipi di allergie, come quelle alimentari o respiratorie. È il cosiddetto fenomeno della marcia atopica”, spiega la professoressa Ketty Peris, Presidente della Società Italiana di Dermatologia SIDeMaST e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Dermatologia del Policlinico Universitario Gemelli -.

"Manca un dato ufficiale sull’incidenza della patologia in Italia - spiega la professoressa Peris - ma uno studio recente arriva a fissarla intorno all’8% della popolazione e con buona approssimazione sembra essere il dato più affidabile”. La già citata indagine DoxaPharma ha individuato ulteriori numeri che quantificano le ricadute psicologiche e sociali della malattia. Così, tra i 163 studenti intervistati, il 66,5% ha dichiarato di autoisolarsi a causa dell’aspetto esteriore che gli provoca la malattia, percentuale che sale all’88% nei pazienti in età compresa tra i 12 e i 15 anni. Uno su tre (oltre il 50% nella fascia d’età 12-15 anni) ha anche dichiarato di essere stato vittima di bullismo. Una percentuale che si ritrova pressoché identica nelle esperienze di discriminazione professionale dichiarate dal 39,2% dei 183 lavoratori intervistati. Complessivamente, due pazienti con dermatite atopica su tre (77,9% i giovani, 67,8% gli adulti) attribuiscono alla malattia pesanti limitazioni nella loro vita quotidiana e professionale. Una maggiore esposizione al rischio di ansia e depressione è un ulteriore aspetto che caratterizza la patologia.

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