Mario Picozza (ANDeA): “Questa forma di dermatite comporta problemi nell’adozione delle misure di prevenzione del contagio virale”

In occasione della Giornata Internazionale della Dermatite Atopica (19 ottobre), Osservatorio Malattie Rare, con il patrocinio di SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse) e di ANDeA (Associazione Nazionale Dermatite Atopica), ha promosso il webinar “Dermatite atopica, tra rischio COVID e necessità di cure. Strategie per la fase II. Durante l’evento, organizzato con il contributo incondizionato di Sanofi Genzyme, è intervenuto Mario Picozza, Presidente ANDeA, per parlare della gestione complicata di questa patologia nel contesto della pandemia di Coronavirus.

“È il secondo anno che ANDeA, assieme a GlobalSkin - anche conosciuta come International Alliance of Dermatology Patient Organizations (IADPO) - e alle associazioni di pazienti, dedica questa giornata alla dermatite atopica, un disturbo doloroso che presenta varie forme, gravi e lievi, e che porta alla perdita del sonno e ad una compromissione della qualità della vita”, ha commentato Picozza. “Sicuramente la pandemia è stato un evento forte per chi soffre di questa patologia. ANDeA si è mossa con FederASMA e Allergie Onlus su vari livelli: istituzionale, chiedendo il rinnovo in automatico dei pianti terapeutici per evitare ai pazienti di andare in strutture sanitarie; counselling, attraverso il numero verde a disposizione; psicologico, grazie all’aiuto della Società Italiana di Medicina Psicosomatica (SIMP) che ha aiutato a far fronte al disagio psicologico delle persone colpite da dermatite atopica”.

La dermatite atopica è caratterizzata da un forte prurito, spesso ingestibile, e proprio questo rende problematico l’uso dei dispositivi di protezione individuale. La mascherina, anche se fondamentale per evitare la diffusione del virus SARS-CoV-2, è alquanto scomoda per chi soffre di irritazione costante, che può peggiorare anche solo per il tessuto di cui è prodotta. La patologia può essere un ostacolo anche per la detersione delle mani, perché spesso la zona è colpita da lacerazioni e ragadi e l’utilizzo di detergenti forti e disinfettanti alcolici è sconsigliabile. “Questi fattori espongono le persone colpite da dermatite atopica a un maggior rischio di essere contagiati rispetto a chi può usare la mascherina senza problemi, senza necessità di stropicciarsi gli occhi, senza sopportare il prurito e le ferite aperte e con la possibilità di lavarsi le mani con una frequenza maggiore”, ha aggiunto il Presidente ANDeA.

Inoltre, la situazione è ancora più delicata per i giovani con dermatite atopica. Infatti, secondo una recente analisi, il 39% dei ragazzi tra i 14 e i 17 anni è stato bullizzato o preso in giro a scuola a causa della malattia: un dato sconcertante.

Un’opportunità potrebbe arrivare dalla medicina digitale, al centro del dibattito sulla gestione della sanità durante la pandemia. “Vorremmo che si facilitasse la telemedicina, che non può sostituire la visita classica ma che, in molti casi, può essere d’aiuto per mandare i pazienti al giusto specialista”, ha concluso Picozza.

Clicca QUI per guardare il video completo del webinar "Dermatite atopica, tra rischio Covid e necessità di cure. Strategie per la fase II"

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