Tumori rari


Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B: una carenza di vitamina D interferisce con l'azione del rituximab
Autore: Redazione,  26 Set 2014   

I ricercatori della Universitätsklinikum des Saarlandes di Homburg (Germania) hanno pubblicato uno studio su Journal of Clinical Oncology nel quale hanno evidenziato il fatto che una carenza di vitamina D può causare una riduzione nell'attività citotossica del farmaco rituximab, impiegato nei pazienti affetti da linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL).

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Tumori oculari: a Congresso SIOO il punto sulle terapie
Autore: Redazione,  25 Set 2014   

Nasce al Gemelli l’Associazione Oncologia Oculare onlus

I tumori oculari, patologie fortunatamente rare ma con alta incidenza di metastasi, sono in aumento. In particolare le più frequenti e temute neoplasie degli occhi sono il melanoma uveale e le neoplasie della congiuntiva. A causarne l’aumento contribuiscono fattori ambientali anche se ancora non definiti. Sono però disponibili terapie integrate che prevedono chirurgia, brachiterapia e farmaci biologici che permettono il controllo di queste patologie. Decisiva è la diagnosi precoce e l’individuazione di pochi centri italiani in grado di affrontare con le competenze adeguate queste gravi patologie.

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Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B: risultati promettenti per lenalidomide in aggiunta al regime R-CHOP
Autore: Redazione,  24 Set 2014   

Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista specializzata Journal of Clinical Oncology riporta un dato interessante circa i pazienti affetti da linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), non trattati in precedenza, con qualsiasi sottotipo di tumore: l'aggiunta di lenalidomide al regime R-CHOP (rituximab più ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina e prednisone) ha dimostrato un'efficacia promettente.

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Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B, studio italiano indaga sulla dose massima tollerata di Lenalidomide
Autore: Enrico Orzes,  26 Ago 2014   

La molecola di Celgene potrebbe essere usata insieme alla chemio nei pazienti che non rispondono alla prima linea di trattamento

Il Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B costituisce la più comune forma di Linfoma Non-Hodgkin, rappresentando quasi il 30% dei nuovi casi di linfoma solo negli Stati Uniti. Nonostante sia un tumore molto aggressivo e colpisca in particolar modo la popolazione al di sopra dei 60 anni, l’impiego della chemio-immunoterapia secondo lo schema RCHOP (Rituximab, Ciclofosfamide, Doxorubicina, Vincristina, Prednisone) ha consentito di ottenere qualche miglioramento nella risposta clinica e nella sopravvivenza in pazienti affetti da questa malattia. Ciononostante, più del 40% dei pazienti non risponde alla terapia iniziale, rendendo necessaria l’adozione di un approccio terapeutico più efficace.

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Tumore tiroideo avanzato, axitinib promosso in fase II
Autore: Redazione,  29 Lug 2014   

Uno studio internazionale di fase II, pubblicato su Cancer, ha dimostrato un’attività incoraggiante e un profilo di sicurezza favorevole per axitinib nei pazienti con un tumore della tiroide avanzato.

Tra i ricercatori anche due italiane: Laura Locati e Lisa Licitra, dell’Istituto dei Tumori di Milano, e Laura Agate, dell’Università di Pisa.Axitinib.

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Carcinoma pancreatico metastatico: MM-398 aggiunto alla chemio migliora la sopravvivenza
Autore: Redazione,  23 Lug 2014   

Lo studio NAPOLI-1 (NAnoliPOsomaL Irinotecan), trial randomizzato di fase III recentemente presentato a Barcellona in occasione del congresso mondiale sui tumori gastrointestinali, mostra che aggiungendo il nuovo agente MM-398 (sviluppato da Merrimack Pharmaceuticals) alla chemioterapia con 5-fluorouracile e leucovorina si ottengono significativi miglioramenti sia nella sopravvivenza globale (OS) sia nella sopravvivenza in pazienti affetti da carcinoma pancreatico metastatico.

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Meningioma: buoni i risultati per Sunitinib, ma resta da superare il problema della tossicità
Autore: Redazione,  25 Set 2014   

Secondo i risultati di uno studio multicentrico e randomizzato di fase II, pubblicati sulla rivista specializzata Neuro-Oncology, il farmaco Sunitinib (inibitore della crescita tumorale) potrebbe essere il primo trattamento efficace nei confronti del meningioma maligno o atipico ricorrente.
Nonostante i risultati positivi ottenuti, però, la tossicità di questo trattamento si è rivelata "probabilmente superiore a quella attesa", affermano i ricercatori.

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Primo Simposio Internazionale per il Rare Cancer Network, la rete mondiale degli esperti di radioterapia oncologica
Autore: Francesco Fuggetta,  23 Set 2014   

Nel consiglio anche un italiano, il Prof. Marco Krengli, ora impegnato in uno studio su un raro tumore vascolare extracranico

Il Rare Cancer Network è stato fondato più di vent’anni fa dai professori René-Olivier Mirimanoff e Mahumut Ozsahin, del Centre Hospitalier Universitaire Vaudois (CHUV) di Losanna. Ad oggi, ha avviato 74 studi retrospettivi con conseguenti 46 pubblicazioni peer-review, e riunisce i maggiori esperti al mondo di neoplasie rare e radioterapia oncologica: 130 medici di 23 diverse nazioni, fra cui cinque italiani. Fra i membri del consiglio, invece, l’unico italiano è il Prof. Marco Krengli, direttore della struttura di Radioterapia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria “Maggiore della Carità” di Novara e docente presso l’Università del Piemonte Orientale.

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Rabdomiosarcoma, scoperta mutazione associata alle forme aggressive
Autore: Ilaria Vacca,  19 Ago 2014   

I ricercatori del Memorial Sloan Kettering di New York hanno scoperto una mutazione genetica che potrebbe spiegare perché un sottogruppo di pazienti con rabdomiosarcoma - un tumore raro che colpisce soprattutto bambini e giovani adulti - presenti una forma particolarmente aggressiva della malattia che risponde male ai trattamenti standard, come la chemioterapia.

I risultati, riportati recentemente dalla rivista Nature Genetics, potrebbero essere utili per lo sviluppo di nuovi trattamenti.

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Carcinoma epatocellulare, insorge anche senza cirrosi
Autore: Redazione,  28 Lug 2014   

Uno studio, presentato durante la Digestive Disease Week, mostra che non sempre il carcinoma epatocellulare è preceduto da cirrosi, ma in una percentuale modesta di pazienti la sua insorgenza è associata alla steatosi epatica non alcolica.

La ricerca, condotta su un campione di 1500 soggetti, ha riscontrato che il 13% dei pazienti ha avuto diagnosi di carcinoma epatocellulare senza una sottostante cirrosi.

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