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L’approccio per ora è stato testato solo sui topi e si basa su nuove conoscenze raggiunte dall’Istituto di Neurologia Sperimentale (INSPE) dell’IRCCS Ospedale San Raffaele grazie a finanziamenti Telethon

Uno dei maggiori punti di forza di una buona ricerca – specialmente in campo medico e scientifico – consiste nella capacità di muoversi non soltanto in una specifica direzione ma di procedere gradualmente attraverso i nodi e le complesse maglie di una rete che raggruppi tutte le patologie conosciute. Con questa filosofia è possibile scovare rami d’indagine che pongano a stretto contatto malattie, come il colesterolo e le neuropatie genetiche, che si presentano con tassi d’incidenza nella popolazione radicalmente opposti. Oggi i risultati di questo approccio hanno prodotto risultati di straordinaria importanza grazie al lavoro dei ricercatori dell’Istituto di Neurologia Sperimentale (INSPE) dell’IRCCS Ospedale San Raffaele che, in uno studio pubblicato sulla rivista EMBO Molecular Medicine, hanno dimostrato come le proprietà di un farmaco anti-colesterolo possano rivelarsi fondamentali nel trattamento delle neuropatie di Charcot-Marie-Tooth (CMT).

Le neuropatie di Charcot-Marie-Tooth sono malattie rare, caratterizzate da tassi di incidenza a livello mondiale inferiori a 1:2500” – spiega il prof. Stefano Previtali, neurologo e capo unità di ricerca dell’INSPE presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele – “In particolare, si tratta di patologie sensitivo-motorie progressive di tipo ereditario con una precisa eziologia genetica. Nonostante siano stati identificati circa 90 geni associati a questo gruppo di malattie, il 60-70% delle CMT origina da mutazioni a carico del gene che codifica per la proteina della mielina periferica (PMP-22). I pazienti afflitti da CMT sviluppano i primi sintomi della malattia nel corso dell’adolescenza o dell’infanzia, manifestando difficoltà motorie e debolezza muscolare. Molti faticano a camminare e hanno difficoltà ad impugnare e a manipolare gli oggetti. La sintomatologia spesso origina dagli arti inferiori e, solo successivamente, si estende a quelli superiori con deficit sensitivi e di forza.”

La progressione è spesso lenta ma inarrestabile e si accompagna ad un aumento del tasso di disabilità e ad un innalzamento dei costi sociali legati alla malattia. “Una diagnosi precoce è fondamentale.” – precisa il prof. Previtali – “È essenziale distinguere le forme genetiche da quelle acquisite ed accompagnare un’accurata anamnesi familiare a indagini elettrofisiologiche mirate come l’elettromiografia. Di fronte al marcato sospetto di una forma ereditaria si può procedere con esami di genetica molecolare attraverso i quali si giunge all’identificazione della mutazione all’origine della malattia.”

Ed è qui che emerge l’importanza del lavoro degli scienziati del San Raffaele che hanno potuto testare un’ipotesi di lavoro suggestiva ed intrigante legata a processi di ipermielizzazione focale che sottendono all’instaurarsi di alcune forme di CMT. In queste forme si pensa che la formazione di eccessi di mielina in aree focali del nervo sia una delle prime cause di disfunzione e degenerazione del nervo stesso. Sapendo che la quantità di mielina è regolata da proteine come la Neuregulina 1 di tipo 3 (Nrg1), maggiore è la quantità di Nrg1 e maggiore è la quantità di mielina che si deposita intorno al nervo. La regolazione di Nrg1 passa attraverso l’attività di altri gruppi di proteine, come l’alfa-secretasi TACE che disattiva Nrg1 riducendo la produzione di mielina da parte delle cellule di Schwann. “Niaspan, un farmaco a base di niacina utilizzato per contrastare l’innalzamento del colesterolo, è in grado aumentare l’attività di TACE, rallentando l’azione di Nrg1 e, pertanto, riducendo la quantità di mielina che va a formare la guaina mielinica intorno ai nervi.” – spiega la prof.ssa Alessandra Bolino, genetista e capo unità di ricerca dell’INSPE presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele.

L’identificazione del gene colpito dalla mutazione che scatena la malattia è fondamentale perché le CMT presentano un’ampia variabilità fenotipica, determinata dal coinvolgimento di geni diversi e da modalità di trasmissione differenti che si collocano alla base del processo di classificazione delle varie forme di questa malattia. Nello studio pubblicato su EMBO Molecular Medicine i ricercatori si sono concentrati su due particolari tipi di CMT, le CMT4 che hanno modalità di trasmissione autosomica recessiva legata al gene Mtmr2 e comprendono forme gravi che colpiscono soprattutto i bambini e le HNPP, più lievi ma a maggiore frequenza perché riconducibili a mutazioni che interessano il gene Pmp22. “Grazie a finanziamenti Telethon, nel corso degli ultimi 15 anni abbiamo potuto identificare il gene Mtmr2 e altri che causano la neuropatia di tipo CMT4 e di generare modelli cellulari e animali di queste neuropatie che sono stati fondamentali per la validazione pre-clinica della nostra ipotesi.” – specifica la prof.ssa Bolino.

Gli esiti della ricerca finanziata dalla fondazione Telethon, confermano i miglioramenti dal punto di vista morfologico e strutturale nei nervi dei topi che per tre mesi sono stati sottoposti al trattamento con niacina. “Ciò che ancora manca è uno studio funzionale” – conclude Previtali – “e la certezza che il trattamento non interferisca con i meccanismi di rigenerazione del nervo. Successivamente, sarà possibile passare ai test sul modello umano”. Tuttavia, questi risultati sono fonte di grande speranza per un gran numero di pazienti che stanno affrontando i colpi inflitti dalle CMT.

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