Sangue infetto, i contagiati contro il decreto firmato dal Ministero della Salute
Autore: Ilaria Ciancaleoni Bartoli,  08 Feb 2012   

Se passa così, dice il Comitato Vittime Sangue Infetto, oltre 5000 persone faranno ricorso al TAR

ROMA - Nonostante la vicenda delle infezioni trasmesse attraverso emoderivati e trasfusioni sia ormai vecchia la soluzione in grado di soddisfare tutti non si trova, anzi, l’ultimo decreto firmato dal Ministero della Salute non ha soddisfatto per niente il Comitato Vittime sangue infetto. Il punto della discordia è particolarmente sulla prescrizione quinquennale che, dicono dal comitato “esclude la maggior parte dei 7mila contagiati da sangue ed emoderivati infetti”. Stiamo parlando di persone che da quelle infusioni o trasfusioni hanno contratto infezioni gravi, per lo più da epatite C o HIV. Quattro anni fa proprio per queste persone era stata fatta una legge per i risarcimenti, che attendeva però un decreto amministrativo per trovare effettiva attuazione. Il decreto è appunto quello appena firmato da Balduzzi e che dovrebbe a breve trovare anche la firma del ministro dell’Economia, ma che viene giudicato inaccetabile al tavolo di confronto.

“Con questo decreto – spiegano dal Comitato - riuscirà a essere ammesso a questa transazione solo il 15-20 per cento, in totale contraddizione con la 'ratio’ della legge che prevedeva il pagamento del maggior numero di persone possibile, anche per chiudere il maggior numero di contenziosi possibile”. Il motivo dell’irritazione però non è solo questo, infatti in base a questo decreto si ridurrebbero anche le cifre che verrebbero liquidate ora rispetto al passato.
“Si arriverebbe – spiegano – a dare ad un danneggiato da epatite C o Aids 27 mila euro. Eppure per concludere questa vicenda dal 2008 sono stati stanziati 180 milioni di euro l'anno e i fondi ci sono per pagare le persone come è avvenuto con la transazione del 2003, che non prevedeva prescrizione né differenziava le cifre in base alla malattia. È palese che il progetto finale del ministero sia quello di non transare con nessuno, consapevole che un provvedimento del genere verrà impugnato un secondo dopo la sua emanazione. Non verrebbero utilizzati soldi per pagare i malati e si conterrebbero le spese in un momento così delicato per il nostro paese, ma al contempo il ministero adempierebbe agli obblighi derivanti dalle sentenze del Tar. Nessuno ha pensato a quanto potrebbe incidere sui costi della giustizia un ricorso al Tar di oltre 5000 persone?”
Che il Ministero in questo momento voglia risparmiare qualcosa è evidente, lo ha ribadito lo stesso ministro dicendo che nonostante la gravità di tutta questa vicenda ‘la coperta è corta’.
“Ma a quanto risulta alle associazioni – ribatte il Comitato - ad oggi dovrebbero essere stati accantonati ben oltre 800 milioni di euro: come mai non vengono utilizzati per sanare questa situazione? Abbiamo appreso che per assicurare la copertura finanziaria al decreto svuota-carceri viene autorizzato il prelievo dai fondi destinato al pagamento delle vittime da sangue infetto. Davvero la vita di una persona con l'epatite C o l'Aids vale 27 mila euro? Un deceduto che viene ritenuto prescritto non ha diritto ad alcun risarcimento?”

 

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