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REGNO UNITO - Il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) si è recentemente dichiarato contrario all'impiego di Esbriet® (pirfenidone) per il trattamento dei pazienti con forme precoci di fibrosi polmonare idiopatica (IPF). Secondo quanto dichiarato da Roche, casa produttrice del farmaco, la decisione dell'istituto inglese lascia le persone affette da IPF senza alcuna opzione terapeutica in grado di rallentare la progressione della malattia fino a quando queste non abbiano di fatto perduto la propria funzionalità polmonare.

Nel 2013, il NICE ha raccomandato Esbriet per i pazienti con IPF da moderata a grave sulla base dei positivi dati clinici ottenuti da studi di Fase II e III. Oggi, i risultati del nuovo trial di Fase III 'ASCEND', in cui è stato incluso un più ampio numero di partecipanti con malattia in forma precoce, dimostrano che un anno di trattamento con pirfenidone determina, rispetto al placebo, una riduzione del 48% del rischio di morte dovuto ad IPF.

Dopo aver valutato i dati in questione, il NICE ha comunque deciso di non estendere l'impiego di pirfenidone ai pazienti con malattia in stadio precoce. Secondo quanto dichiarato da un portavoce dell'istituto, le prove fornite da Roche non sono state giudicate sufficientemente robuste, mentre, dal punto di vista economico, l'uso del farmaco per un gruppo di pazienti più ampio rispetto a quello attuale non è stato ritenuto conveniente per le casse del National Health Service (NHS), il sistema sanitario del Regno Unito.

“L'IPF è una condizione irreversibile, e un crescente corpo di prove dimostra che prima la malattia viene trattata, meglio è possibile conservare la funzionalità polmonare, con un maggior beneficio a lungo termine per il paziente”, ha dichiarato il dott. Toby Maher, del Royal Brompton Hospital di Londra. “Dal mio punto di vista, vorrei avere a disposizione il farmaco per tutti i miei pazienti piuttosto che dover attendere un loro peggioramento prima di poterli trattare”.

Fonte: PharmaTimes



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