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Epatite C

Tenofovir alafelanide (TAF), una nuovo pro-farmaco del tenofovir a prestazioni migliorate specie sul versante della sicurezza renale e ossea per il trattamento dell'epatite B, ha appena ricevuto l'approvazione da parte dell’EMA, l'agenzia europea dei medicinali.

“Eliminare le barriere di accesso”, “garantire la cura a tutti i malati”, “fermare l’esodo che porta tanti ad andare a curarsi all’estero”: è quanto chiedono alle istituzioni le associazioni dei pazienti Aned (Associazione Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto), Epac (Pazienti con epatite e malattie del fegato), FedEmo (Federazione Associazioni Emofilici), L'Isola di Arran (Associazione impegnata nella lotta all'emarginazione legata alla droga), Nadir (Pazienti con HIV) e Plus (Persone LGBT Sieropositive) unite nella rete ‘Senza la C’.

Milano – Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità nel nostro Paese si stima che i pazienti portatori cronici del virus dell’epatite C siano oltre un milione, di cui 330.000 con cirrosi. Le cause principali della diffusione del virus sono infezioni contratte per inadeguata sterilizzazione e per carenza d’igiene: piercing, tatuaggi, trattamenti estetici o un semplice intervento dal dentista in condizioni di rischio si trasformano in possibili occasioni di contagio.

Milano – Gilead Sciences Inc. ha annunciato oggi che la Commissione Europea ha rilasciato l’autorizzazione all’immissione in commercio per Epclusa® (Sofosbuvir 400 mg /Velpatasvir 100 mg), il primo e unico regime a dosaggio fisso, in grado di garantire tassi elevati di SVR (risposta virologica sostenuta) dopo un trattamento di sole 12 settimane in pazienti con tutti i genotipi di HCV.

Il 79% dei medici intervistati chiede la totale eliminazione delle restrizioni di accesso

Roma - In occasione dell'incontro 'HCV 2016: accesso, risorse e prospettive future', che si è tenuto a Roma lo scorso 5 luglio, sono stati presentati i dati preliminari emersi da un sondaggio relativo all'accesso ai nuovi farmaci per il trattamento dell'epatite C. L'indagine, elaborata dall'Associazione EpaC e lanciata in territorio nazionale dal 15 giugno di quest'anno, evidenzia la necessità di rimuovere ogni limitazione di accesso attualmente in vigore affinché i medici possano condurre adeguate terapie per tutti i loro pazienti, non solo per quelli con malattia grave o gravissima.

Bari – In Italia, l’epatite C riguarda circa 300.000 persone diagnosticate, ma ne interessa molte di più. L’onere sanitario complessivo dell’epatite C si attesta intorno al miliardo di euro all’anno. Una quota importante del costo per paziente potrebbe essere bilanciata con la riduzione dei costi diretti e indiretti causati da una maggiore efficacia delle cure. Sono questi i temi trattati da istituzioni, clinici e pazienti riuniti nei giorni scorsi al Convegno “Epatite C, esperti a confronto nella Regione Puglia”, realizzato grazie al contributo incondizionato di AbbVie.

Una volta all'interno del corpo umano, il virus dell'epatite C (HCV, Hepatitis C Virus) è in grado di infiltrarsi nel processo di metabolismo dei grassi che avviene nell'organismo ospite, sfruttandolo per agevolare la propria sopravvivenza e diffusione. I risultati di un nuovo studio, pubblicato di recente sulla rivista PLOS Pathogens, sembrano indicare che il meccanismo di replicazione dell'HCV sia influenzato dall'attività di uno specifico gene umano, lo stesso gene che è all'origine della cosiddetta sindrome di Chanarin-Dorfman (CDS), una rara malattia da accumulo lipidico.



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