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Carcinoma a Cellule di Merkel

Il carcinoma a cellule di Merkel (CCM), definito anche come 'carcinoma neuroendocrino della cute', è una rara forma di tumore della pelle che origina da un particolare sottogruppo di cellule neuroendocrine cutanee, le cosiddette cellule di Merkel. Si tratta di una malattia tumorale primitiva caratterizzata dalla comparsa di lesioni epidermiche eterogenee che si manifestano specialmente nelle zone della testa e del collo. Il carcinoma a cellule di Merkel può dare luogo a metastasi che complicano notevolmente la prognosi dei pazienti. Attualmente, è in avanzato stato di approvazione una terapia innovativa basata su un anticorpo monoclonale diretto contro la proteina PD-L1 e utilizzabile proprio nella fase metastatica della malattia.

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Dott.ssa Vanna Chiarion SileniLa dottoressa Vanna Chiarion Sileni (Istituto Oncologico Veneto): “Le cause possono essere due, il Merkel poliomavirus o il danno da ultravioletti per esposizione solare non protetta”

PADOVA – Il carcinoma a cellule di Merkel è un raro tumore della pelle, particolarmente aggressivo. È più frequente nelle persone anziane: l'età media dei pazienti è di 76 anni. “Esordisce prevalentemente nella cute, ma nel 5-10% dei casi anche nei linfonodi”, spiega la dottoressa Vanna Chiarion Sileni, responsabile Oncologia del Melanoma e dell'Esofago presso l'Istituto Oncologico Veneto.

Dott.ssa Lucia MangoneLa dr.ssa Lucia Mangone, presidente AIRTUM: “La sopravvivenza a 5 anni è del 58%, una percentuale che riflette l'aggressività di questo tumore”

REGGIO EMILIA – Duecentoquaranta nuove diagnosi l'anno. C'è ancora tanto da scoprire sul carcinoma a cellule di Merkel, ma un punto di partenza sono i dati che riguardano l'epidemiologia in Italia. A fornirli è la dr.ssa Lucia Mangone, presidente AIRTUM (Associazione italiana dei registri tumori): “La prevalenza stimata per il 2016 è di 1.400 casi, perlopiù anziani, sopra i 65 anni”.

Un sondaggio fra gli oncologi statunitensi ha fornito delle raccomandazioni per il trattamento del tumore nello stadio precoce

SEATTLE (U.S.A.) – Non è chiaro quali sottogruppi di pazienti con carcinoma a cellule di Merkel possano trarre i maggiori benefici dalla radioterapia. Un team di ricercatori dell'Università di Washington ha intervistato degli oncologi radioterapisti che visitano regolarmente pazienti con questa patologia, per capire come affrontano il trattamento nello stadio precoce. Il loro studio è stato pubblicato sulla rivista Expert Review of Anticancer Therapy.

Parlare di regressione spontanea di un tumore equivale un po' ad entrare nel campo dei miracoli e dell'inspiegabile. In medicina si cercano risposte in grado di spiegare i principali meccanismi che fungono da innesco alla patologia, pertanto la profonda sinergia che si instaura con il mondo della ricerca si propone di trovare soluzioni efficaci ed innovative che contrastino la fisiologia della malattia. Esistono, tuttavia, rari casi in cui la malattia sembra svanire così come si è presentata, lasciando ai soggetti guariti un infinito sentimento di speranza e agli studiosi una lunga serie di ipotesi da formulare per fornire una spiegazione su come ciò sia potuto accadere.

GERMANIA e USA - Merck e Pfizer hanno annunciato che la Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ha concesso al farmaco sperimentale avelumab, un anticorpo monoclonale diretto contro la proteina PD-L1, la designazione di 'terapia fortemente innovativa' (Breakthrough Therapy) per il trattamento di pazienti affetti da carcinoma a cellule di Merkel (MCC) metastatico in cui la malattia è progredita dopo almeno un regime chemioterapico precedente. Merck e Pfizer hanno stipulato, nel mese di novembre del 2014, un accordo di collaborazione per lo sviluppo e la commercializzazione di avelumab.



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